Qualche giorno fa mi sono imbattuta in una Story di Instagram, in cui un ragazzo presentava un evento musicale, uno show live piano con DJ set intitolato “Emozione”, prevista in Piazza Palestro, in pieno centro storico, a Catania.
Un DJ che suona live
Non di un revival anni ‘90 come tanti, ma un evento a metà tra live e musica elettronica: padronanza tecnica e musica creata dal vivo.
Una novità che mi ha incuriosito
Dopo aver scoperto Marearte e Mizzicafest, penso che Instagram mi abbia indicizzato quanto a progetti creativi e realtà innovative presenti sul territorio, tanto da propormi l’evento in automatico. Così, da “facciatosta addicted” quale sono, scrivo su Instagram, spiegando brevemente chi sono e cosa faccio e, (miracolo tutto “siciliano” in questo caso), mi risponde lui, “di persona personalmente”: Angemi, la mente dell’evento, che poi scoprirò essere un producer da 185 mila follower, con oltre 17 anni di storia e carriera internazionale.
Prendiamo appuntamento telefonico per il giorno dopo e ci sentiamo. Volete sapere quando? Esattamente nel momento esatto in cui Angemi, in partenza per un evento, stava attraversando in traghetto lo Stretto di Messina, un topos ricorrente lo Stretto per tutti gli artisti, non c’è nulla da dire, soprattutto se leggete i miei articoli…
Spoiler. Grazie ad Angemi conoscerò meglio cosa si intende per musica elettronica, terminologia inclusa e tante altre cose. Ma scoprirò anche che ho a che vedere con una persona di grande intelligenza e spessore umano, un vero valore per la nostra città, di cui essere orgogliosi.
Un quattordicenne con la passione per la musica elettronica
Angemi, il nome completo è Ninni (Antonino) Angemi – il suo cognome suonava bene già come nome d’arte, prima che diventasse famoso – ha sempre avuto il sogno della musica. E la musica lo ha aiutato e sostenuto durante tutta la sua vita.
“Ho iniziato da piccolo, ho sempre voluto fare il cantante; poi a un certo punto mi sono innamorato della musica elettronica, all’età di 11 anni. Ho cominciato a voler fare il DJ e, a 14 anni, ho iniziato a produrre la mia musica”.
Ma poi Angemi diventa molto più di questo. Lui è un producer musicale.
Il concetto di “producer”e il vuoto normativo nel diritto d’autore
Spesso si parla di producer, ma non sempre (a volte neanche gli addetti ai lavori) sanno di che cosa si tratti.
Nel linguaggio musicale contemporaneo, il producer è la figura che compone, arrangia, suona e realizza materialmente il prodotto sonoro: un ruolo che fonde creazione compositiva, competenza tecnica in studio e cura del suono finale. È un concetto nato e cresciuto nella prassi delle industrie discografiche, soprattutto nell’ambito elettronico e urban, dove il confine tra compositore, arrangiatore e tecnico del suono si è progressivamente dissolto in un’unica figura.
Il problema è che questa evoluzione non ha un corrispettivo giuridico, perché la legge sul diritto d’autore (L. 633/1941) è rimasta ferma al concetto del produttore fonografico, definito dall’art. 78-ter come il soggetto che ha l’iniziativa e la responsabilità economica ed organizzativa della prima fissazione dei suoni, ovvero la casa discografica, in sostanza, chi mette i soldi.
Un vuoto normativo che, soprattutto in tempi moderni, dove in moltissimi casi la figura dell’autore si immedesima con molti altri (interprete, produttore artistico, produttore fonografico, manager, etc.) genera problemi pratici concreti, in termini soprattutto di distribuzione dei compensi, non solo di sovrapposizioni terminologiche, creando zone grige e dubbi.
Scusate la deviazione giuridica, ma sono pur sempre un avvocato esperto di diritto d’autore musicale, ogni tanto il diritto chiama…Solo per dire che Angemi è un performer, un autore, un produttore… insomma, tanta roba! come si dice a Milano…
Il contest di “Spinnin’ Records” e il salto virale con i “What if video”
Dopo un periodo di gavetta – feste private ed eventi, a Catania – per Ninni è arrivato il momento della svolta.
“È arrivato nel 2014, a 18 anni, quando ho partecipato a un contest di musica elettronica di Spinnin’ Records e l’ho vinto in base ai voti. Subito dopo ho creato la mia prima canzone, Brakeless, che è stata presa da una casa discografica internazionale: la Revealed Recordings, l’etichetta olandese del DJ Hardwell. Da lì è stato tutto un ‘mattoncino sull’altro’”.
Soprattutto, Angemi riconosce che la sua popolarità è dovuta all’invenzione dei “What if video”. Gli chiedo lo “spelling” e di spiegarmi esattamente di cosa si tratti… lui sorride al telefono, ma si mette con pazienza e mi racconta.
Innanzitutto, mi spiega che l’espressione deriva dalla domanda retorica che accompagna ogni video: “What if the song was made by…?”, ovvero “Cosa succederebbe se questa canzone fosse stata fatta da…?”. Si tratta di un formato di contenuto social in cui un producer realizza più remix della stessa traccia, ciascuno concepito come se fosse stato prodotto da un DJ o in un’epoca diversa, riproducendone lo stile sonoro, gli arrangiamenti e le sonorità tipiche. “Mi reputo tra i primi ad aver creato video social sulla musica elettronica. Facevo video dove producevo la stessa canzone remixandola in cinque stili diversi, come se fosse stata prodotta dai DJ del momento. Il primo era un remix di “Secrets”, di KSHMR: l’ho fatto come se l’avessi prodotto negli anni Ottanta, negli anni Novanta, come se l’avesse fatto Martin Garrix… ogni DJ aveva il suo stile specifico e io ero bravo a imitarli in produzione. I video sono diventati virali, soprattutto nella comunità della musica elettronica, e le persone hanno iniziato a vedermi come un buon produttore”.
L’incontro con Dimitri Vegas e Like Mike
E Angemi, con i suoi “What if video”, ha evidentemente messo in mostra la sua grande versatilità e padronanza dei linguaggi produttivi di epoche diverse. Tanto da essere stato contattato da alcuni dei più grandi produttori e DJ del momento, che lo hanno messo sotto contratto. “Grazie a quei video, mi hanno iniziato a contattare persone del settore, tra cui Dimitri Vegas e Like Mike, un duo di fratelli belgi, in quell’anno eletti DJ numero uno al mondo. È stato uno dei momenti culminanti della mia carriera: avendo firmato con loro sono stato sette anni sotto il loro management e booking, e mi hanno aperto le porte del Tomorrowland, dove sono arrivato nel 2016, a vent’anni”.
Tomorrowland: un fenomeno mondiale
Con il Tomorrowland scopro un universo che non conoscevo. Da jazzista, laureata in canto jazz, sarò pure competente in tema di improvvisazione, accordi alterati, walking bass… ma tutto quello che succede al Tomorrowland lo sconoscevo: mea culpa! “Il Tomorrowland è stato finora una parte fondamentale della mia vita e della mia carriera: sono nove anni che mi esibisco lì”. Tomorrowland è il festival che ogni estate trasforma un angolo di campagna belga nel regno incantato della musica elettronica: quasi mezzo milione di persone da tutto il mondo, un Main Stage che sembra uscito da una fiaba – ricostruito ogni anno con un’anima diversa, tra alberi della vita, mondi sommersi e circhi fantastici. Non è solo il festival di musica elettronica più importante del pianeta: è un rito collettivo dove il vero spettacolo, più che sul palco, esplode tra la folla.
E Ninni Angemi quel Main Stage, il palco principale, lo ha calcato per ben tre volte sulle 9 edizioni a cui ha partecipato!
“In due fine settimana racchiude tra le 400.000 e le 500.000 persone. I biglietti vanno sold out in pochi secondi, con un rialzo dei prezzi incredibile da parte dei bagarini. È il festival di musica elettronica più importante al mondo: nasce sul genere EDM, di cui mi occupo io, e negli anni si è espanso a techno e molti altri sottogeneri. Sono stato tra i primissimi italiani a esibirmi sul MainStage, il palco principale. Il Tomorrowland ha tra i 18 e i 19 palchi, è enorme, allestito come fosse Disneyland, con un DJ e un genere diverso per ogni palco”.
Il Main Stage e l’incendio del 2025
Angemi mi racconta come il Main Stage sia diventato iconico, perché “ogni anno viene ricostruito con un design e una tematica diversi, sempre a tema fiabesco: un anno l’albero della vita, un altro il mondo di Planaxis – una rilettura di Atlantide, un mondo sotterraneo acquatico – un altro ancora un grande circo”. La magia è il filo conduttore. Mi racconta anche della grandissima professionalità che si respira, tanto che quando, nel 2025, un incendio ha distrutto il palco il giorno prima dell’evento, l’organizzazione è stata capace di allestirne in meno di 24 ore un altro: “un evento catastrofico, perché quel palco da solo regge dalle 80.000 alle 100.000 persone: 140 metri per 42 di altezza, un palazzo”.
Sul Main Stage, Angemi quest’anno ha curato l’apertura, un palco allestito per un pubblico che sfiora ogni anno le 150 mila persone, un’esperienza che ad oggi pochi italiani possono dire di aver vissuto in prima persona.
Il rapporto con la fanbase
Angemi mi racconta che il suo è un genere di musica particolare, che ha un circuito a parte rispetto agli artisti pop canonici, che, per intenderci, passano dal Festival di Sanremo. “La musica elettronica arriva in modo molto più immediato… Non tutti quelli che partecipano a una serata poi ti seguono o si affezionano; ho costruito mattoncino su mattoncino una fanbase di persone a cui piace questo stile, che mi supportano, comprano i biglietti, ascoltano la mia musica – e io cerco di restare sempre disponibile con loro, perché sono loro a sostenerti davvero”.
L’identità artistica: il concept “Angemi” e il kintsugi
Sono curiosa di sapere come Angemi abbia costruito la propria identità artistica.“È stato un processo lungo”.
Mi racconta che all’inizio non aveva una visione chiara, anche perché l’EDM, ovvero Electronic Dance Music, è il macro-genere musicale che raccoglie la produzione di musica elettronica pensata per essere ballata, diffusasi dagli anni Duemila n poi, al cui interno convive una grande varietà di sottogeneri – progressive house, melodic techno, trance, tech house, tra gli altri – ciascuno con un proprio linguaggio sonoro, ritmico e atmosferico, ma accomunati dalla matrice elettronica e dalla vocazione live/da festival.
“Nonostante lavori in questo mondo da tanti anni, per molto tempo non ho avuto una visione chiara di cosa volessi fare con la musica. Man mano che venivo appoggiato dalle case discografiche, mi chiedevano una canzone progressive house, una melodic techno, quello che andava di moda in quel momento – e io ho sempre un po’ seguito le mode. Fino al 2024-2025, quando ho deciso di fermarmi e creare un concept, sia visuale sia musicale, di quello che dovrebbe essere Angemi”.
Angemi ha fatto una cosa che non tutti avrebbero fatto, nel music business contemporaneo, così competitivo: fermarsi, guardarsi dentro e pretendere di più da sé stesso. E ciò che ha fatto è stato tornare alla sua essenza, a ciò che gli è sempre piaciuto: la musica leggera, pop, quella in grado di suscitare emozioni, ma allo stesso tempo mantenendo e valorizzando le sue skills di artista e producer, in grado di destreggiarsi con i linguaggi tecnologici e produttivi contemporanei.
“Ho messo tutte queste cose che mi piacciono in un calderone, e ne è uscito un concept: non importa il sottogenere che produco, l’importante è che sia musica che ti fa emozionare”.
Ed è qui che Angemi mi dà l’ennesimo insegnamento, quando introduce il concetto di “kintsugi” su cui si basa il suo concept artistico. Il kintsugi è un’antica tecnica artistica giapponese che consiste nel riparare oggetti di ceramica rotti, soprattutto vasi e ciotole, saldando i frammenti con una lacca mista a polvere d’oro, argento o platino. Si basa sul principio estetico e filosofico secondo cui la rottura e la successiva riparazione fanno parte della storia dell’oggetto e le crepe non vanno occultate, ma valorizzate. Ecco perché vengono dorate: diventano parte integrante della bellezza del pezzo, spesso più preziose e affascinanti della forma originale intatta.
Per questo il kintsugi è diventato, oltre l’ambito artigianale, una metafora molto usata in senso più ampio – anche in campo artistico e personale, come nel caso di Angemi – per rappresentare l’idea che le fratture, le cadute e i momenti difficili della vita (o di una carriera) non sono da nascondere, ma possono essere trasformati in punti di forza e di bellezza, se ricomposti con cura.
“Oggi mi reputo un artista EDM, con un debole per la progressive house e la trance – i generi che trovo più melodici e atmosferici – ma resto aperto a esplorare vari generi, con il minimo comune denominatore che sia musica capace di emozionare”. Angemi mi spiega che l’esplorazione di nuovi generi gli serve per mantenere alto il livello di motivazione, mantenendo come cifra stilistica la ricerca di pattern musicali in grado di essere attrattivi, vibranti e suggestivi per il suo pubblico.
“Emozione”: il Tomorrowland a Catania
L’evento del 29 agosto 2026, dal titolo “Emozione”, è stato organizzato e prodotto interamente da Angemi, con il supporto di Vulkano Summit Festival, Yugen, One Day Music e Vision Studio, nonché del Comune di Catania, e si terrà in Piazza Palestro, esattamente al Fortino, monumento costruito in seguito alla devastante colata lavica dell’Etna del 1669, simbolo della resistenza della città e dei suoi abitanti.
“Ho sempre voluto organizzare qualcosa a Catania di mio, un evento personale dove la gente venisse perché vuole sentire la mia musica…”. Angemi soprattutto vuole portare a Catania le suggestioni e lo spirito del Tomorrowland, in termini di coinvolgimento e scambio con il pubblico.
“Credo che la forza dell’evento stia nel pubblico: porteremo una nicchia di persone che ascolta questo tipo di musica, nel rispetto delle regole e nello spirito di fratellanza che si respira al Tomorrowland, in un solo luogo. Al Tomorrowland lo spettacolo non lo fanno gli artisti, lo fa il pubblico, e voglio riproporre lo stesso sentimento a Catania”.
L’artista suonerà anche il pianoforte: sarà la prima esperienza di live show piano e DJ set dal vivo insieme. Inoltre, si alterneranno altri DJ del territorio, che spazieranno dalla tech house all’EDM, alla trance, fino alla techno nelle ultime fasi della serata.
Ninni crede molto nel concept e nell’accoglienza della città di Catania “perché Catania e i catanesi hanno una marcia in più: quello spirito di resilienza rappresentato dalla Porta del Fortino, che resistette all’eruzione della lava del 1669 e reca l’iscrizione ‘Melior de cinere surgo’ (‘risorgo dalla cenere migliore di prima’)”.
Mi piace molto il carattere così fiducioso e costruttivo di Angemi, anche quando conclude: “portare quello spirito nella mia città è una scommessa: voglio credere nell’umanità, nei catanesi, nella bontà e nell’amore”. Ci sono tante cose di cui vorremmo continuare a parlare con Ninni: della sua voglia di coinvolgere altri artisti in un live show con DJ set, del fatto che alcuni ancora non considerino un DJ un “vero” musicista e di tante altre cose.
Ma la Calabria è piena di gallerie, la linea continua a cadere e, sicuramente, ci saranno altre occasioni per parlare e confrontarci ancora.
È appena l’inizio di quella che, sono certa, sarà un’altra bella amicizia.
Intanto il gruppo Crimi andrà in massa all’evento del 29 agosto, alle ore 21:00.
E voi vi aggiungete?
Articolo di Giorgia Crimi
