“Friccicore”, la stand-up comedy sulla Riviera dei Ciclopi: ridere non è mai stato più serio di così

Articolo di Giorgia Crimi

Sapore di sale e di tavole di legno

Giorno 1 settembre 2026, altro giro, altro posto interessante da conoscere.

La formula dei cuscini per terra, che avevo già visto da “Atmosfera”, vedo che funziona… ma qui si gioca facile! Un lido sul mare, una distesa di tavole di legno che si affaccia sulla Riviera dei Ciclopi e che, quando finalmente il caldo si placa e scende il sole, lascia emergere tutto l’aroma del mare e degli scogli.

Mi accoglie una bellissima playlist di Vinicio Capossela, perché la serata ha anche una “Listening Session”, ogni volta dedicata a un artista diverso. Poi incontro prima Saro Sorbello, poi Andrea Matteo Petrelli e Leonardo Maltese, che collaborano con il progetto, conosciuti proprio da “Atmosfera”, e infine Nanni Mascena.

Nanni, inutile dirlo, ha già un “posto fisso” nel mio cuore da quando ha improvvisato un rap a tema alimentare da “Marearte” con La Situa, creando il vero tormentone estivo intorno al semolino, argomento molto caro a tutti noi ex bambini degli anni ’80.

Mi fanno accomodare e ne approfitto per guardarmi intorno e respirare un po’ l’atmosfera.

Li aspetto e continuo ad aspettarli, perché sono molto indaffarati… ma potrei anche andare avanti così, perché già mi sto divertendo, accolta dalla suggestione della musica e dell’odore della salsedine marina.

Davanti all’ampia platea di panche e cuscini posizionati sulle tavole di legno — le stesse dove la mattina si avvicendano creme al cocco, bambini ululanti e minimalisti slip brasiliani — stasera, in postura “radical chic”, ci si trova intorno a un’area palco, con dei sedili, una lampada anni ’60 e un cubo retroilluminato con il logo “Friccicore”.

E mentre aspetto che Nanni e Saro mi raggiungano, i loro dieci minuti iniziano a diventare venti: di fatto sono già a metà articolo.

Ma emerge un crampo: “mannaggia, per la fretta anche stasera ho dimenticato di cenare! E ci ho messo pure una Coca Zero su…”

Ma quando il demone della scrittura chiama, l’appetito può aspettare!

Mi raggiunge Saro, che mi racconta di essere partito qualche anno fa con i “Private Concert”, cosa che mi stupisce positivamente, considerando che l’organizzazione di eventi nelle abitazioni private è una cosa molto milanese.

Mi parla dell’esigenza di trovare spazi di ascolto “puri” e di socialità senza barriere, perché, se costringi le persone a sostare in uno spazio ridotto e a continuare a ritrovarsi con le stesse modalità, alla fine si crea una comunità.

E dalla musica si passa a “Friccicore”, un format che va avanti da ben cinque anni a Catania, risiede proprio in questo genere espressivo e negli artisti, spesso molto noti, che Nanni invita di volta in volta, grazie ai contatti professionali e personali che, da attore e comico professionista, ha avuto la capacità di sviluppare nei dieci anni di vita a Milano.

Le origini di Friccicore: la proposta di Saro

Parlando di come tutto è cominciato, Nanni mi dice che aveva 26 anni quando ha incontrato Saro.

“In realtà poi è stata una proposta di Saro, perché mi aveva intercettato con vari progetti che portavo avanti dal teatro.”

Saro organizzava già i concerti nelle case e insieme si sono detti: “proviamo, sperimentiamo, vediamo come va”. E sono partiti, proponendo negli stessi spazi in cui prima c’erano i Private Concert, la stand-up comedy.

Cinque stagioni di Friccicore: numeri, ospiti e soddisfazioni

Giunti alla quinta stagione, in un territorio complesso come quello di Catania, si può dire che per un progetto indipendente è davvero “tanta roba”, per restare nei modi milanesi.

“Io sono molto soddisfatto perché è andato molto meglio del previsto. Comunque cinque anni, già un progetto inizia a essere “avanti” e se sta resistendo vuol dire che è un lavoro sul territorio, un minimo e sulle persone l’abbiamo fatto — con errori, sbavature, come è ovvio che sia, cose da aggiustare… — però sono contento.”

Peraltro, Friccicore ha ospitato nomi di grande notorietà, soprattutto per chi, come me, li segue sui social e in tv, come Francesco Fanucchi, Ghemon, Yoko Yamada…

La maggiore soddisfazione per Nanni è che tutto nasce dai rapporti personali che è riuscito a instaurare nel tempo.

“Si fidano di me, del mio gusto, della mia idea di fare arte. Io comunque rimango un po’ un artista vecchio stile, cioè mi piace sempre pensare alla bellezza, non al risultato.”

Il ritorno a Catania e il legame con la città

Friccicore ha un valore molto importante per Nanni anche perché gli dà la duplice occasione di tornare a casa e costruire qualcosa nel suo territorio.

“Con l’occasione di Friccicore mi sono anche riappropriato un po’ di uno spazio in città… Una volta al mese faccio la mia ora di improvvisazione, al Cortile Murgo… e quindi comunque è stato bello anche attraverso il lavoro potermi riaffacciare alla mia città.”

Cos’è la stand-up comedy: scrittura, improvvisazione e naturalezza

Ma cos’è la stand-up comedy?

“La stand-up è scritta, la stragrande maggioranza delle volte, è scritta o comunque quasi totalmente scritta — dico quasi totalmente scritta nel senso che magari non è che dici parola per parola, ma comunque la battuta, il monologo, è una cosa che tu hai scritto e imparato a memoria. L’improvvisazione, come con la musica, è una skill che tu puoi avere in più, ma non è detto che tu la usi; la maggior parte dei comici non usa particolarmente l’improvvisazione o la usa pochissimo. Io la uso in particolar modo perché vengo dall’improvvisazione teatrale, quindi è una cosa che poi mi sono portato nella stand-up comedy e anche nella musica.”

Si tratta infatti di un genere comico in cui un artista, da solo sul palco, con un microfono, racconta al pubblico monologhi scritti, spesso ispirati alla propria vita, con uno sguardo critico sulla società, sull’attualità o sulla quotidianità.

A differenza del cabaret italiano tradizionale, non utilizza personaggi o sketch: il comico parla di sé stesso, in prima persona, cercando di sembrare naturale pur avendo tutto scritto e provato a memoria.

Come spiega Nanni, “il gioco vero è riuscire a essere spontanei con una cosa che hai a memoria, che è poi il gioco del teatro. Solo che nella stand-up comedy il personaggio non è qualcun altro: sei tu stesso. E quindi il tuo approccio, il tuo corpo e la tua voce sono quelli della tua vita quotidiana”.

Nanni aggiunge: “E sembra facile!”.

No, in realtà non dubito che non lo sia affatto.

Perchè riuscire a riprodurre un testo scritto, con naturalezza e suscitare le stesse reazioni, nonostante appunto non sia circondato da amici o parenti e abbia un microfono in mano, è quasi terrorizzante.

La stand-up comedy, una porta d’accesso ad altri generi artistici

Nanni ricorda grandi comici della stand-up nordamericana che, per molti, sono stati anche la porta d’accesso a luminose carriere, come Robin Williams, Jim Carrey, Jimmy Fallon e Adam Sandler, sottolineando come non tutti siano diventati attori, ma presentatori, sceneggiatori, etc.

“In questo momento è molto florida la scena della stand-up comedy in Italia e piano piano stanno iniziando anche a emergere i vari linguaggi: chi è più sullo storytelling, chi è un battutista, chi fa più le battute scorrette. Insomma, tutte le varie cose. Secondo me stiamo iniziando a carburare davvero ora.”

Nanni, oltre a essere un bravissimo artista, è davvero molto competente e faccio tesoro di ogni parola.

Peraltro, mi conferma che questo tipo di linguaggio espressivo, allo stato attuale, non è proprio sotto osservazione da parte dei critici, non esiste, diciamo, “letteratura”: è un magma in divenire, soprattutto in Italia.

I veri esperti sono proprio gli addetti ai lavori

“Noi siamo, vabbè, dei malati di mente: con gli altri comici parliamo tutto il tempo di queste cose, perché è il nostro amore più grande. Io non ho un amore più grande di questo.”

Effettivamente, l’amore e la serietà nell’approccio a questa professione, in Nanni, sono davvero evidenti.

“Ci sono delle pagine sui social che parlano un po’ di stand-up comedy, raccontano dei tour, delle pagine che si stanno occupando, per esempio, delle idee di dove trovare gli eventi nelle città, quindi magari anche organizzative, che fanno comodo. Però non c’è una vera… se mi si fa la domanda: c’è un magazine che ne parla? No. C’è un giornale che ne parla? No, articoli sporadici.”

Il che mi fa venire in mente che io e Nanni, in questo momento, siamo impegnati in un’azione pionieristica: lui per aver importato la stand-up comedy e io per averne parlato per prima, soprattutto in un territorio, quello siciliano e catanese, dove i fenomeni arrivano spesso solo di rimando.

Che botta di autostima!

Il pre-Friccicore: cosa c’era a Catania

Per scendere dal nostro pulpito, ci confrontiamo sul pre-Friccicore.

“Siamo, diciamo, la realtà della stand-up comedy a Catania. Io sto a Milano, ma la maggior parte dei comici, quando pensano a Catania per lo stand-up, pensano a me — come tutti mi chiamano — e mi scrivono anche solo per sapere com’è una cosa che stanno proponendo, perché è una fiducia costruita negli anni lavorando bene… Diciamo che abbiamo costruito in questi anni la realtà più importante — non l’unica, ma secondo me la più importante, anche semplicemente per continuità. Però ci sono stati degli esempi prima, per esempio quello del Castello Ursino. O il MA.”

Nanni ricorda che il MA è stato il primo locale a fare stand-up comedy a Catania. Ma la differenza è la continuità.

Friccicore non è una serata episodica ed isolata in un locale, con l’idea del comico che viene, si esibisce e riparte.

Ma un vero e proprio format: uno schema che si ripropone di volta in volta, con un padrone di casa fisso — di norma Nanni stesso — che introduce l’ospite di turno.

In questo senso, Friccicore non è legato a un luogo o a un locale, ma è una realtà “itinerante”, che muta location dall’estate all’inverno, collabora con altre realtà — come il Catania Book Festival — e che, potenzialmente, è anche esportabile.

Adesso, aggiunge Nanni, sta nascendo un progetto dedicato alla “slam poetry”, che ho visto essere una forma di poesia performativa nata negli Stati Uniti negli anni ’80, a Chicago, per opera del poeta Marc Smith, in cui i poeti recitano i propri testi dal vivo, a memoria, spesso in forma di gara.

La prossima volta chiederò maggiori dettagli a Nanni, perché anche questo è un tema interessantissimo.

Ospiti affermati e il bisogno di contatto diretto col pubblico

Nanni mi spiega che i comici ospitati da Friccicore non sono emergenti: sono già tendenzialmente affermati. Ma fanno parte di quella categoria di artisti che vogliono ancora avere un contatto diretto con il pubblico.

“In generale chi fa arte live ed è innamorato del pubblico non si sazia con il resto. Non credo ti possa saziare con la fama o con la televisione o col cinema, perché il pubblico è fatto di carne ed emozioni, in quel momento — quindi si parla di un’esperienza. La cosa interessante del live è che tu mischi la tua vita personale e il tuo lavoro insieme, quindi inizi ad avere ricordi che sono tuoi privati e di lavoro, di una vocazione all’arte che hai. È diverso, perché quando sei sul set, fai una roba che non è il film che vedrai — è una costruzione del film che vedrai in TV; anche se sei live, la gente ti vedrà attraverso un canale. Invece qua, se io sbaglio, se ne accorgono tutti.”

Nanni ne parla in riferimento a tutti i comici che fanno stand-up e frequentano Friccicore e, in particolare, a Davide Calgaro, ospite della serata.

“Punto nevralgico è che chi è innamorato dell’arte dal vivo resta quasi sempre innamorato di questo tipo di cosa e cerca di difenderla coi denti, anche se magari guadagna molti più soldi o ha molta più fama d’altro, perché magari è la cosa che poi gli fa battere il cuore di più.”

Come si è costruita la community di Friccicore

Chiedo a Nanni come abbiano fatto lui e Saro a costruire dal nulla questa community che, solo nella serata di giorno 1 settembre, vanta intorno ai 200 ospiti se non di più (non sono brava a quantificare…).

Ovviamente, all’inizio erano amici e amici di amici, ma c’è una cosa che dice Nanni che mi fa molto riflettere: “con il buon lavoro la gente si trova bene e torna.”

E anche io credo moltissimo che le cose fatte bene, i progetti reali, la musica così come ogni altra forma artistica che trasmette un messaggio sincero, arriva, senz’altro.

Il percorso personale: dall’infanzia timida al teatro

Quando chiedo a Nanni come sia nata la sua passione per il teatro e la comicità, mi risponde che da piccolo non amava raccontare barzellette.

E aggiunge: “io comunque credo che non decidiamo tutto, credo che molte volte viviamo: c’è qualcosa che ti abita a un certo punto, che ti attraversa e te ne innamori e poi ti innamori di dove ti porta. La vocazione può avere mille sfaccettature.”

E nel caso di Nanni, in particolare, la “vocazione” è nata dall’anarchia, dalla voglia di essere libero e di fare qualcosa che lo rendesse davvero felice. E la prima cosa è stata il teatro.

“Il mio amore è sempre stato parlare con gli altri, comunicare, sapere cosa pensassero, parlare della vita, ridere, stare insieme — un amore per la collettività che poi si è declinato nel teatro e poi nella comicità dopo.”

Nanni aggiunge che aveva “paura” di fare ridere e che questo inizialmente lo ha frenato.

“Cresci con la consapevolezza che ti dicono sempre che fai ridere, ma non lo hai mai fatto per lavoro, quindi che succede se lo fai e non ci riesci? Avevo questa paura, e poi mi sembrava anche, ignorantemente, che passare dal teatro alla comicità fosse un po’ abbassare l’asticella, una cosa intellettualoide, inutile — però avevo questa remora.”

Questa paura poi è passata con l’esperienza a Milano, dopo il Covid, dei “microfoni aperti”.

Si tratta di serate in cui ti iscrivi e provi, per sei o sette minuti, un pezzo che hai scritto. Può partecipare chiunque, con la speranza che poi un altro comico, magari più bravo di te, ti coinvolga nel suo show.

Nanni ci ha creduto, ci ha provato e, dopo pochi mesi, ha capito che poteva diventare un lavoro.

Fare rete invece di competere: il parallelo con il mondo della musica

Chiedo a Nanni se esistano forme di competizione tra comici o se, piuttosto, sia importante fare rete, considerando che nella musica, nel jazz, dalle nostre parti spesso si respira solo individualismo.

“Vabbè, ovviamente delle antipatie ogni tanto ci sono, ma niente mai di scandaloso o di eclatante.”

Per citare la famosa battuta del milionario di “A qualcuno piace caldo”: “nessuno è perfetto” (menomale!).

Poi, però, Nanni entra nel vivo del discorso.

“Il successo da solo è un’invenzione capitalista bugiarda, come la felicità da soli, come il fatto che si accumuli tutta una vita e poi a un certo punto ti guardi indietro e sarai felice”.

Nanni parla di spirito luminoso, del fatto che schiacciare gli altri per emergere è un meccanismo che non funziona, che è bello provare ammirazione per gli altri comici e poter instaurare sinergie, per potere poter crescere e migliorare.

“A me interessa stare bene con gli altri. Se un comico lo conosco ed è bravo, sono contento di poter scambiare parole con lui perché miglioro io. Questa è la mia strada; non ho mai pensato diversamente.”

E mi conferma che nell’ambiente della stand-up comedy il clima sia molto umano e collaborativo.

Nanni è molto giovane, ma le sue riflessioni sono davvero profonde e ne condivido in pieno lo spirito.

“Per me il valore di essere sincero, leale e comportarmi bene è un valore molto più alto dei soldi. Voglio lasciare un segno, perché voglio vivere una vita piena, perché voglio guardarmi a ottant’anni, girarmi indietro e dire: mi sono divertito, mi sono fatto le mie cose, ho conosciuto un sacco di gente, ho viaggiato, ho riso, ho sofferto per amore, ho gioito per amore, e adesso me ne vado”.

Un sogno nel cassetto: scrivere e girare un film

Con un sognatore visionario come Nanni non si può concludere che con la domanda delle domande: “cosa vedi nel tuo futuro, la cosa più grande che vuoi realizzare?”

Nanni risponde che vorrebbe scrivere un film, di quelli che lasciano il segno.

“Mi piacerebbe molto fare una commedia all’italiana, come non ne vedo da tanti anni: un po’ dolceamara, in cui si ride, ma quando finisce, dopo la sigla, hai sorriso ma forse ora sei triste. Mi piace molto quel sentimento lì, di contrasto.”

Lascio Nanni, piacevolmente stupita da questo incontro e subito dopo mi godo lo spettacolo, dove quel ragazzo saggio, serio e affabile si trasforma in un animale da palcoscenico, con la capacità di interagire con il pubblico e improvvisare battute dal nulla, suscitando grande ilarità.

Dopo Nanni è il turno di Davide Calgaro, che grazie alle indicazioni di Nanni posso subito classificare come un bravo “storyteller”.

Io, che normalmente sono abituata a ricevere emozioni musicali, sono molto contenta di essermi aperta a questa esperienza nuova e di aver conosciuto persone così ricche di iniziativa, sogni e voglia di cambiamento.

Perché la vita è fatta anche di questo: della possibilità di lasciarsi stupire dagli altri e di non restare fissi e immobili nelle proprie convinzioni, ma di continuare a essere curiosi.

E la curiosità, a me, non manca.

Forse è proprio questo il punto: restare curiosi significa continuare a lasciare una porta aperta a ciò che non conosciamo ancora. Una musica che non avevamo mai ascoltato, una storia che non avevamo mai sentito, un artista che non avevamo mai incontrato. O magari un ragazzo che sale su un palco con un microfono e, dopo averti fatto ridere, ti costringe anche a pensare a come stai vivendo la tua vita.

Io stasera sono arrivata per ascoltare e sono tornata a casa con una domanda in più: tutto sommato, non è forse questa una delle cose più belle che l’arte possa fare?

Quanto a Friccicore, la curiosità è già soddisfatta solo a metà: l’8 settembre ci sarà Andrea Russo.

Io sono già lì.

E questo è un avvertimento!