I buoni propositi del cambio stagione.
Articolo di: Giorgia Crimi
Confesso. Anch’io, subito dopo Ferragosto, entro in questo loop.
Come se tornassi un po’ al pensiero della scuola, iniziano le illusioni olfattive. L’odore delle matite e dei colori a cera, le pagine del diario nuovo, scelto con cura, tutto da scrivere. Anche se sono passati più o meno trent’anni da allora. E poi il profumo della pioggia. Che bello l’odore della terra bagnata! Anche se fuori ci sono ancora 31 gradi e il sole picchia sull’asfalto “lucido”, come cantavano i Matia Bazar.
E puntuale, in questo clima di “dismissione” estiva, arriva anche il primo temerario che, alla pioggerella tardo-pomeridiana dei primissimi di settembre – più che altro direi “rugiada”, di quella che serve soltanto a inaugurare la nuova fioritura di zanzare – sfoggia già la migliore delle giacche invernali. Interno felpato, girocollo rigorosamente in pelliccia sintetica, di quelle che si sciolgono al sole. E probabilmente anche chi le indossa.
Ed ecco che, altrettanto puntuali, partono le promesse.
Così come a Natale ci impegniamo a essere tutti più buoni, con la fine di agosto – espressione decisamente più appropriata di “fine estate”, considerando i nostri climi – ci dedichiamo alla progettazione di una nuova esistenza.
La fine di agosto, del resto, non è soltanto la fine delle vacanze. È un passaggio iniziatico. Una sorta di Capodanno anticipato, senza lenticchie e senza il fastidio di dovere organizzare per forza qualcosa.
D’altra parte, è da sempre che in questo periodo partono tutte le raccolte e i corsi.
Un anno ho comprato contemporaneamente francese, spagnolo e tedesco “per tutti”. L’inglese no, perché mio padre possedeva già la collezione completa di cassette. Ma per entrambe le generazioni il destino fu il medesimo: parlare benissimo l’italiano.
Qualche anno dopo ci ho riprovato con il Business English, completando stavolta la raccolta di CD. Ma neppure il progresso tecnologico è riuscito a modificare le mie abitudini: parlo sempre un ottimo italiano!
Quello che non mi ha mai conquistata, invece, è stato il ricamo. Punto croce, tombolo, tombola, mercante in fiera… no, quella forse era un’altra raccolta.
E neppure, a dire il vero, i corsi di cucina. L’arte culinaria non esercita un particolare appeal ai miei occhi. Preferirei un abbonamento a una mensa o, meglio ancora, essere ospite di qualcuno a pranzo e a cena. Una formula che mi consentirebbe di coltivare contemporaneamente la socialità e la sopravvivenza.
Ma questa è un’altra storia.
A settembre – anzi, già a fine agosto, con un piede ancora in piscina e in mano un cocktail di frutta con gli ombrellini – parte il toto-promesse.
C’è chi, fallita per abbandono del campo la dieta della prova costume, si lancia nella dieta disintossicante di settembre, uno scoop maturato durante l’attesa della piega dal parrucchiere, grazie alla lettura di un giornale femminile…. dell’anno prima!
Chi, per aprirsi a nuove conoscenze, si iscrive al corso di danze latinoamericane, salvo scoprire, malauguratamente, che le coppie saranno formate da sole donne, perché le quote azzurre non raggiungono il numero legale. E comunque pare che parlare di principe azzurro sia politicamente scorretto e sia già partita una petizione sul web a tutela delle minoranze cromatiche. Il principe beige, da sempre discriminato, ha annunciato uno sciopero della fiaba.
C’è poi chi rilancia sul corso di barca a vela, stanca di essere additata come la guastafeste che, a metà navigazione, chiede disperatamente di tornare a terra. Ma che puntualmente, per evitare effetti collaterali a bordo, viene gettata in acqua a metà strada, rigorosamente equipped with a lifebuoy, conquistando l’ennesima brutta figura. E un salvagente rosso smagliante, che non guasta mai. Ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è tutt’altro che casuale…
E poi corsi di padel, tennis e pallavolo da adulti, che mettono a dura prova legamenti lungamente abbandonati a sé stessi e dalla dubbia tenuta; corsi serali di recitazione, nei quali ci si ritrova in mezzo a gente che non ricorda le battute e non fa ridere neanche quando si sforza, il che, per una commedia, costituisce un problema non trascurabile.
E c’è chi riprende in mano lo strumento, cercando finalmente di riappacificarsi con sé stesso e con quel pianoforte che la mamma lo aveva costretto a studiare dai sette ai diciassette anni, senza risultati particolarmente produttivi.
Dieci anni sottratti al nascondino, alle partite di calcetto e palla prigioniera, ma soprattutto ai primi esperimenti d’amore adolescenziali – “Dreams are my reality” nel Walkmen – consumati lungo un muretto illuminato a intermittenza dall’insegna al neon malfunzionante di un bar, al suono di baci a stampo, conquistati dopo aver fleggato la casella “Si” in risposta alla domanda “Senti, ma ti vuoi mettere con me?”.
Altro che dating app. All’epoca bastava una crocetta per assumersi una responsabilità sentimentale.
Ecco. Questo è il periodo giusto. L’occasione unica nell’anno in cui poter resettare tutto ciò che è stato e ripartire, trovare un nuovo sé, ritrovare serenità e, magari, non escludo, contribuire anche alla pace nel mondo.
Quindi, buoni propositi.
Pronti, partenza, via.
Ma che fine fanno, poi, i buoni propositi? Riusciamo a mantenerli o volano via come i palloncini? Riusciamo a tenere fede alle promesse che facciamo a noi stessi oppure molliamo? E, in questo secondo caso, quanto tempo ci mettiamo? Chiedo per un’amica.
Beh, io ci metto dentro tanta roba ogni anno. E mi pare che, di anno in anno, alcuni dei miei buoni propositi siano persino gli stessi. Una sorta di programma elettorale personale, ripetuto a voce alto con voce stentorea e accento calabrese, in perfetto stile Cetto La Qualunque, ripresentato a ogni legislatura che poi passa grazie al voto di scambio.
Uno dei miei buoni propositi ricorrenti è, ad esempio, quello di non andare a letto presto, dormire poco e continuare a uscire, spesso, tanto, al solo scopo – mi dico sempre – di mantenere vivo lo spirito dell’estate.
Purtroppo, però, questo è il primo dei miei buoni propositi a spegnersi rovinosamente.
Ma posso dire, a mia parziale discolpa, che un grosso contributo è da imputarsi all’odioso ingresso dell’ora solare, preceduto dall’inaspettato e altrettanto fedifrago accorciarsi delle giornate.
Mi capita di essere improvvisamente invasa da un torpore che mi travolge che, sussurrandomi all’orecchio “non fa male” – Rocky Balboa docet – mi soggioga, mi ammalia e mi domina, determinando a più riprese la chiusura dei miei occhi e il mio deliquio profondo.
Un vero e proprio rapporto di dipendenza, peraltro ricambiato senza proteste. Io amo il sonno e lui non mi lascia mai sola.
E questa promessa, nata dopo Ferragosto, al 22 settembre, come la festa – e anche prima – “è già finita”!
Endrigo è sempre la colonna sonora giusta quando si tratta di affermare qualcosa con definitività e mestizia.
Ogni anno, poi, mi riprometto di essere più serena e fiduciosa verso il prossimo.
E mi vedo già: in sottofondo il tema di Aquarius, un’atmosfera trasognata, sospesa, io che abbraccio uno sconosciuto, con spirito di fratellanza, gli sorrido e, stringendolo caldamente a me, gli dico…
“NON SI SUPERA CON LA STRISCIA CONTINUA IN SALITAAAAAA!!!!”
Mentre una lingua di fuoco esce dalla mia bocca e io, nel traffico catanese, l’ho già polverizzato.
La pace universale può attendere. Intanto, per favore, rispettate la segnaletica stradale.
No, niente fiducia e serenità. Anche questo proposito possiamo archiviarlo.
Andiamo oltre.
Un altro dei miei buoni propositi è quello di trovare uomini emotivamente disponibili e autentici.
Che detto così sembra che voglia l’harem, a proposito dei nuovi modi di amare proposti dalle app di dating moderno.
In realtà, mi basterebbe uno. Uno soltanto. Possibilmente non impegnato a distribuire disponibilità emotiva a giorni alterni, come la raccolta differenziata e/o senza fidanzate a distanza.
Ho aperto un biscotto della fortuna che, in tema, diceva:
“Ritenta, sarai più fortunata”.
Non so se fosse un incoraggiamento o se anche il biscotto – solita fregatura cinese – avesse deciso di scaricare su di me la responsabilità del risultato.
Comunque, il messaggio era chiaro. Almeno lui ha avuto il garbo di rispondere.
Insomma, ha ancora senso compilare la lista dei buoni propositi, anche se sappiamo che dopo pochi giorni ripiomberemo nella routine e ci faremo trascinare dalla vita, perdendo quella sensazione che soltanto questo magico, brevissimo momento di passaggio, sospeso tra la fine delle vacanze e l’inizio dell’autunno, riesce a regalarci?
Quella meravigliosa illusione di poter governare il nostro destino, rimettere ordine nei desideri, scegliere una direzione e, per una volta, non ritrovarci semplicemente dove ci ha portati la corrente?
Io non ho tutte le risposte. Anche se ci sto lavorando….
Forse neppure tutti i buoni propositi meritano di essere mantenuti. Alcuni nascono già con la data di scadenza, altri li perdiamo per strada, altri ancora ci costringono a riconoscere che siamo cambiati, oppure che non siamo cambiati affatto.
Ma forse essere un po’ più fiduciosi significa anche questo: continuare a credere di poter cambiare, migliorare e cercare ciò che davvero potrebbe renderci felici.
Perché nel momento in cui noi iniziamo a pensarci più felici, in realtà, lo siamo già, un po’, almeno per un po’.
E mentre le mie parole scorrono sullo schermo, come i titoli di coda di questo breve racconto, fuori si sentono già i tuoni di un’allerta meteo non annunciata – che quindi ci costringerà comunque ad andare al lavoro, perché evidentemente il maltempo non ha affatto bisogno di una preventiva autorizzazione amministrativa – e nella mia testa parte Cocciante.
Celeste nostalgia.
Quella sensazione dolceamara di qualcosa che è stato, di qualcosa che avremmo voluto e di tutto ciò che, nonostante noi, continua a mancare. Che poi è la saudade brasiliana. Ma di questo parleremo più avanti, non posso dire tutto in una volta, poi La Simo mi dice che sono troppo lunga…
Forse settembre serve proprio a questo. A ricordarci che non possiamo mantenere tutte le promesse, ma possiamo ancora scegliere quali desideri coltivare e soprattutto non smettere di desiderare!
E allora, anche quest’anno, mi tengo i miei buoni propositi.
Anche se qualcuno lo perderò per strada o l’ho già perso. Qualcun altro, magari, saprà sorprendermi.
E adesso scusatemi, ma si è fatto tardi.
Devo andare a dormire…. forse!
