di Mariagrazia Miceli
Il primo romanzo di Luigi Pirandello ritrova vigore sul palcoscenico in un allestimento capace di dialogare con la sensibilità contemporanea. Al Palazzo della Cultura (Platamone) di Catania è andata in scena la prima nazionale de “L’Esclusa”, adattata e diretta da Salvatore Carmine Guglielmino. Nonostante il maltempo e una pioggia incerta, la gremita platea ha seguito con viva partecipazione la tormentata vicenda di Marta Ajala. Lo spettacolo si inserisce nel progetto culturale “I luoghi de L’Esclusa di Pirandello”, curato dall’Associazione Esclarmonde con il patrocinio del Ministero della Cultura e della Regione Siciliana.
Un atto unico tra ipocrisie borghesi e riscatto femminile
La trasposizione teatrale sceglie la formula concisa e serrata dell’intenso atto unico. Questa impostazione drammaturgica focalizza la tensione sulle dinamiche dell’emarginazione sociale e sul potere del giudizio collettivo. Al centro del testo emerge con chiarezza il dramma di una donna condannata dall’onore maschile e dai pregiudizi del proprio tempo.
Guglielmino costruisce una lettura scenica moderna, che scardina la visione tradizionale dell’opera di fine Ottocento. Infatti, l’adattamento valorizza la ribellione della protagonista contro credenze limitanti e convenzioni ipocrite. Le musiche inedite firmate da Alberto Fidone scandiscono i passaggi salienti dell’azione, accompagnando lo spettatore attraverso i conflitti interiori dei personaggi.
Il cast: Debora Caprioglio e la coralità dei ruoli
Nel ruolo di Marta Ajala, Debora Caprioglio offre una prova solida e rigorosa. L’attrice tratteggia una figura femminile audace e determinata, disposta ad affrontare l’isolamento pur di non cedere alle imposizioni di una comunità patriarcale. La sua interpretazione mette in luce l’incompatibilità tra l’autonomia individuale e il rigido conformismo borghese.
Accanto alla protagonista, Salvatore Carmine Guglielmino sostiene con efficacia il doppio ruolo del padre Francesco Ajala e del marito Rocco Pentagora. Questa scelta evidenzia il filo comune dell’intransigenza maschile che soffoca la libertà di Marta. Stefano Masciarelli delinea con versatilità la figura di Gregorio Alvignani, il presunto amante.
Il quadro familiare si completa grazie alla presenza di Marta Limoli nei panni della madre, segnata da una vibrante rassegnazione, e di Laura Sfilio nel ruolo della riservata sorella minore. Ne scaturisce un confronto generazionale e psicologico che mette a nudo fragilità e costrizioni della tradizione siciliana.
Riflessione critica e prospettive della tournée
La messinscena non si limita a ricostruire l’intreccio drammatico, ma affronta i nodi teorici cari all’autore agrigentino: la crisi dell’identità, il ridicolo, l’uso delle maschere sociali e la violenza dell’ambiente d’appartenenza. Il pubblico in sala ha accolto con favore l’inattesa risoluzione della vicenda, premiando l’intero cast con prolungati applausi.
Dopo il debutto catanese, lo spettacolo intraprenderà una tournée nazionale che toccherà le tappe storiche del testo, tra cui Palermo, Agrigento e Roma, oltre ad altri teatri della penisola. Questa produzione dimostra come la drammaturgia pirandelliana sappia ancora interrogare la società odierna sui temi della dignità e dell’autodeterminazione.
