Dario Spina: disponibilità, esempio, valori e passione al servizio dell’Acireale Calcio

Ci sono persone che svolgono delle mansioni fondamentali per garantire l’armonia e il buon funzionamento di un gruppo, un lavoro oscuro e che all’esterno non si vede ma che quando manca si sente: il perfetto esempio di ciò è quanto ha fatto negli ultimi anni Dario Spina. Appassionato fin da bambino alle sorti dell’Acireale Calcio, è riuscito a coniugare il suo amore per il club granata con la sua estrema bontà e disponibilità nell’aiutare i numerosi giocatori, allenatori, dirigenti, che si sono susseguiti negli anni tra le fila della squadra acese: il suo è stato un atto d’amore verso la squadra per cui ha sempre tifato e che porterà sempre nel suo cuore, un viaggio che gli ha regalato tantissime soddisfazioni e una marea di ricordi ed esperienze da raccontare. Proprio con questo intento ho chiesto a Dario (che ho avuto modo di conoscere con piacere qualche anno fa durante una rappresentazione sacra natalizia con la Corale Polifonica in cui canto) di poter raccontare tutte quelle incredibili storie di cui mi aveva parlato quando ci siamo incontrati in passato: episodi di vita vissuta e di autentica quotidianità, vicende rimaste nell’ombra ma che meritano di essere messe in luce.

In una sera di fine agosto ho appuntamento con Dario a casa sua: mi accoglie con gioia e ci sediamo sul suo divano. Ci accordiamo sulle modalità dell’intervista ma pochi minuti dopo lo stesso Dario riceve una videochiamata: è un ex calciatore dell’Acireale che oggi gioca in una squadra del nord Italia. Si tratta di una piacevole quanto inattesa coincidenza e ne approfittiamo per parlare con lui proprio dei suoi ricordi nel periodo vissuto ad Acireale e in particolare con Dario. Ecco una sintesi di quanto ha detto:Dario è una persona magnifica, una grande figura di riferimento per noi calciatori: ci ospitava a casa sua, ci veniva a prendere, cucinava nel giorno libero per noi ed era per me come un papà. Si occupava di noi a 360 gradi, se avevamo qualche problema o magari serviva un farmaco, bastava chiamarlo e lui, compatibilmente con i suoi orari di lavoro, era subito pronto ad aiutarci. Ancora oggi ci sentiamo e lo chiamo molto spesso, perché per me è stata una persona importantissima. Dario è una persona molto sensibile, una persona d’oro. Di lui ho un ricordo positivissimo. Certi risultati in campo vengono fuori anche grazie a gente come lui che unisce, fa fare gruppo e ci fa stare bene”. A fine chiamata il ragazzo ci rivela il motivo per cui aveva contattato Dario: era in stanza con un suo nuovo compagno di squadra e gli stava parlando proprio di tutto ciò che ha fatto per lui e gli altri calciatori dell’Acireale.

Conclusa questa inaspettata parentesi, inizia la nostra intervista.

Quando e come nasce la tua passione per l’Acireale Calcio?

“Risale a tanto tempo fa: eravamo agli inizi degli anni ’70 e all’età di 4 anni i miei genitori (mia mamma, la professoressa Francesca Russo, che era la vera ultrà di famiglia, e mio papà Citto Spina) mi portarono, insieme a mio fratello Sergio, per la prima volta al glorioso Comunale di Acireale: lì tutto ebbe inizio. Aggiungo anche che la figlia dell’indimenticabile Angelo Misani (stopper dell’Acireale degli anni ’70) in quegli anni era mia compagna di classe alle elementari e parlavo spesso con lei del papà che avevo visto giocare la domenica”.

Negli ultimi anni hai collaborato attivamente all’interno dell’Acireale Calcio: quale ruolo hai ricoperto?

“Gli ultimi due anni, essendo un ex tesserato AIA e conoscendo molto bene le dinamiche arbitrali, sono stato il responsabile dell’accoglienza della terna arbitrale ed ho curato inoltre la stessa accoglienza negli spogliatoi della squadra ospite. Precedentemente, per circa quattro stagioni, ho svolto principalmente le mansioni di dirigente accompagnatore, sono partito in trasferta con il pullman con la squadra collaborando in prima linea col team manager Marco Trovato, che era il vero punto di riferimento non solo per i ragazzi ma per le società che si sono via via succedute negli anni. Insieme a lui e all’addetto stampa Salvo Re siamo stati un tutt’uno e abbiamo gestito le varie esigenze dei ragazzi. Questi ultimi hanno tantissime necessità: non si tratta di seguirli solo durante le partite di calcio, ma anche in tutta la settimana che è abbastanza onerosa di impegni da affrontare. Con Marco Trovato e Salvo Re abbiamo anche lavorato in squadra per aiutare il settore tecnico dell’Acireale, facendo da collante: quando non poteva intervenire uno di noi, interveniva un altro e penso che insieme abbiamo fatto un grandissimo lavoro”.

Come è stato lavorare coi tantissimi calciatori che hai conosciuto in questi anni?

“Devo dire che è stato molto bello, perché sono entrato in un mondo che non conoscevo a fondo. A tal proposito devo ringraziare Nando Fasone e suo papà Giuseppe, l’allora direttore generale (di cui ancora custodisco gelosamente un bellissimo messaggio di ringraziamento e stima nei miei confronti): Nando è un cuore granata, è più di un amico, quasi un familiare perché mi ha introdotto lui in questa nuova realtà di dirigente tesserato. Durante il periodo in cui eravamo chiusi in casa per via del Covid lui mi ha invitato a collaborare e dato la possibilità di entrare a far parte di questa bellissima realtà calcistica dall’interno. Per me è stato un arricchimento, perché ho potuto conoscere un mondo che non sapevo, del tutto, come fosse al suo interno. Avevo già vissuto l’Acireale da vicino negli anni ’80 e ’90, ma in questo ruolo è stato diverso: gestire i ragazzi, andarli a prendere all’aeroporto, cucinargli qualcosa a casa mia quando erano liberi il lunedì è stata un’esperienza gratificante e un accrescimento personale dal punto di vista dei valori”.

Fra tutte le esperienze che hai vissuto in questo periodo cosa ti è rimasto impresso in mente?

“Ci sono tanti momenti che ricordo con piacere, tra l’altro ho conservato centinaia di messaggi di ringraziamento da parte dei ragazzi. Quello che mi rimane è sicuramente la riconoscenza dei loro genitori e anche l’entusiasmo e la gioia dei ragazzi nel rivedermi e nel ricordarsi di me: fa piacere riuscire a lasciare il segno a distanza di anni. Nell’ambito prettamente calcistico ho stretto varie amicizie con dei presidenti: con il presidente Caffo della Vibonese abbiamo conversato a lungo, conosceva mio padre e mia madre perché anche lui originario di Santa Venerina. Quest’anno il presidente della Gelbison, Maurizio Puglisi, quando siamo andati a Vallo della Lucania mi ha invitato a pranzo per ricambiare la mia cortese ospitalità al suo team, oppure il presidente della Nissa Luca Giovannone che mi ha ospitato in maniera davvero gentile durante la finale play off con la Reggina, riservandomi un posto centralissimo accanto alle autorità cittadine, il sindaco in primis e, nel corso delle due gare di campionato, ho stretto amicizia con suo figlio Lorenzo, oggi Direttore Sportivo della Nissa. Quando è venuto ad Acireale, il presidente Giovannone ha apprezzato molto l’accoglienza che gli ho riservato a nome dell’Acireale Calcio e sul sito della Nissa è apparso, proprio la sera della domenica della gara (il 12/04/2026) un post di ringraziamento, ancora oggi presente, per la calorosa accoglienza ricevuta. Voglio menzionare anche l’amicizia di una vita con i due radiocronisti che negli ultimi anni si sono offerti, con infinita gentilezza, di accompagnarmi alle trasferte: Marco Sciuto, collega anche di lavoro, e la storica voce Daniele Trovato, che insieme, un paio di stagioni fa, ad Antonio Panebianco ha dimostrato quello che questo sport è in grado di far condividere a livello di passioni uniche, amicizie durature e momenti speciali. Questo è un grande esempio del mio pensiero: io credo in un calcio diverso, che possa diffondere la cultura del fair play, del rispetto, dell’unione, della solidarietà e dell’accoglienza, un calcio che purtroppo è ben diverso da quello che vedo oggi in televisione, totalmente agli antipodi dal mio modo di essere e di pensare. Per me il calcio è altro e in questi anni ho lavorato in assoluta controtendenza per mandare un segnale forte a questo mondo così tanto criticato dall’esterno. Noi, nella qualità di dirigenti di calcio, abbiamo dei doveri imprescindibili e dobbiamo mantenere un comportamento irreprensibile, al di là del risultato del campo, attuando un comportamento responsabile e tutelando tutti i tesserati di entrambe le squadre che si trovano all’interno degli spogliatoi, compresa la terna arbitrale. Posso però dire che in quasi 7 anni di Acireale Calcio ho trovato tanto di buono da poter salvare”.

Cosa hai imparato dai ragazzi che hai conosciuto in questi anni?

“Mi hanno trasmesso l’entusiasmo: è un qualcosa di insito nei giovani e che mi ha dato quella carica in più, nonostante fossi già una persona entusiasta. Ricordo ad esempio nello spogliatoio gli applausi che mi facevano o qualche battuta scherzosa sulla mia macchina fotografica”.

Ti occupavi anche di fare le foto?

“Sì, i bravissimi fotografi ufficiali c’erano e non sono mai entrato in contrasto con loro, anzi ci siamo sempre aiutati. Quella delle foto è stata solo un qualcosa di personale, una delle mie passioni che risale alla notte dei tempi. Ho una collezione personale di foto molto datate. Molto spesso facevo foto e le stampavo ai ragazzi negli anni 80/90. Più in generale ho sempre avuto questa passione e in passato delle mie foto sono state pubblicate sui giornalini dell’Acireale Calcio, di Pino Corazzato, Gaetano Rizzo, Francesco La Rosa, ai tempi del presidente Rino Nicolosi”.

Ci racconti qualche aneddoto che ti ha visto protagonista coi calciatori?

“Il primo che mi viene in mente risale al periodo del Covid, quando Andrea Cadili (che ha vinto lo scorso campionato con il Savoia) prese il virus e io per una settimana (rischiando di beccarmi il Covid) cucinavo per lui, gli portavo il cibo a casa ed entravo solo io nella sua stanza a portarglielo per evitare che si contagiassero gli altri. La riconoscenza dei genitori dei ragazzi, inoltre, è stata per me qualcosa di incredibile, alcuni mi hanno proprio scioccato: penso ad esempio al padre di Federico Rotella, che mi ha mandato la carta d’imbarco per passare un Capodanno a Torino in segno di riconoscenza per come avevo aiutato suo figlio. Un altro aneddoto molto particolare è di un paio di anni fa, quando arrivò ad Acireale Kristofers Sticenko, un giovane calciatore lettone allora 18enne che non sapeva una sola parola di italiano e che fu affidato a me dalla società perché parlo inglese. In quel periodo le loro abitazioni non erano ancora disponibili e ospitai a casa mia per 20 giorni tre ragazzi: lui, Fabio Corigliano e Dylano Klaver.(si trattò di saltare le ferie, accompagnarli due volte al giorno al Tupparello e cucinargli per colazione, pranzo e cena). Il padre di Kristofers, Janis, un colto ingegnere nautico di una società internazionale di formazione per equipaggi della Costa e della Msc, volle ringraziarmi dell’ospitalità nei confronti del figlio e mi invitò, l’estate successiva, a trascorrere 5 giorni in Lettonia, facendomi girare il Paese in lungo e in largo: è stata un’esperienza unica e che non avrei mai pensato di poter vivere. Aggiungo anche che ho ricevuto tantissimi regali nel corso degli anni: l’olio dalla Puglia, tantissime volte le mozzarelle di bufala da Napoli, tantissimi prodotti dalla Calabria da parte dei genitori dei ragazzi calabresi e di mister De Sanzo, cassate al forno dai ragazzi palermitani e una volta Simone Cesarano (un ragazzo del napoletano) consegnò a me e al team manager Marco Trovato ben 13 chili di pasta di Gragnano, che poi condividevamo nei giorni liberi con i ragazzi. Lo stesso ragazzo ogni anno per le feste di Natale e Pasqua invia per posta un panettone e una colomba artigianali”.

Come hai gestito le situazioni difficili che hai vissuto con giocatori e staff tecnico negli anni?

“Insieme al team manager Marco Trovato ci siamo trovati ad affrontare tante problematiche e abbiamo conosciuto da vicino anche gli ospedali: ad esempio una volta abbiamo accompagnato Joao Pedro all’ospedale di Vittoria per essere operato. Ricordo anche quando mister Costantino si fece male accidentalmente con un nostro calciatore, ovvero Salvatore Mollica (oggi tornato proprio all’Acireale) e dovette indossare un tutore e usare le stampelle: proprio in quel periodo Salvo Re lo aiutò durante i pranzi e io lo aiutai per le cene cucinando qualcosina, ogni sera, dal 14 ottobre al 2 dicembre. Anche quella è stata un’esperienza importante e di grande sostegno per chi in quel momento lo necessitava, perché è facile essere presenti quando va tutto bene ma è anche bello esserci nel momento del bisogno: è lì che si vede il vero spirito di gruppo, la vera unione, la vera amicizia e il vero affetto. Riguardo le altre situazioni difficili bisogna essere intelligenti, mai fare uscire una parola dallo spogliatoio e darla in pasto a chicchessia e mai fare in modo di mettere le persone (staff tecnico, squadra, dirigenza e proprietà) gli uni contro gli altri. Ho lavorato sempre, all’interno, per l’unione, l’armonia e la pace. A volte ci sono riuscito e altre volte meno ma ci ho messo sempre i mezzi”.

Quali rapporti umani hai avuto con lo staff tecnico dell’Acireale Calcio?

“Il rapporto con il settore tecnico della squadra è stato sempre eccezionale: ho avuto una grandissima amicizia con Angelo Busetta, Saro Foti, Beppe Papadopulo. Con Fabio De Sanzo e Nicola Polessi abbiamo vissuto condivisioni di amicizia autentica: si stava spesso insieme il sabato per guardare le partite, si faceva a volte colazione insieme, si parlava serenamente del più e del meno, ma anche con altri protagonisti della storia recente granata come Giovanni Marchese, Giovanni Gnoffo, Peppe Pagana, Massimo Epifani, Mauro Chianese e Salvatore Marra. Con tutti loro sono stato molto legato e conservo dei bellissimi messaggi di ringraziamento, c’è stata davvero un’unità di intenti e credo che abbiano capito la mia indole buona, saggia, lungimirante e che va sempre verso l’aspetto conciliativo di qualunque diatriba, sia negli spogliatoi che con i tifosi: credo che l’unico viatico per andare avanti sia la pace”.

Nel corso della tua vita hai conosciuto personaggi importanti della storia del club granata: chi ricordi con piacere?

“Tra le persone che sono rimaste nel mio cuore ricordo sicuramente Pippo Aleppo, Rino Nicolosi, Enrico Barbagallo, Tonio Rapisarda, Mario Marino, Pietro Lo Monaco. Fra i calciatori (non posso elencarli tutti e chiedo scusa agli altri) Paolo Moncado, un centrocampista molto importante della storia granata, una bandiera, con il quale ci vediamo ogni anno: siamo a quasi 40 anni di amicizia con lui. Voglio citare anche Riccardo Chico, Trionfo Carnà, Pietro Infantino, Dario Di Dio, Corrado Vaccaro, Giannunzio Andolina, Santino Nuccio, Orazio Sorbello, Fabio Favi e poi due di loro che mi hanno invitato alle loro nozze: Francesco De Felice (che ogni anno mi viene a trovare ) e l’indimenticabile Elio Migliaccio, deceduto diversi anni fa a causa di un incidente stradale. Una cosa che mi ha fatto molto piacere, inoltre, è avvenuta lo scorso Natale: mi è arrivato un messaggio vocale di auguri da parte di Angelo Busetta, allenatore che ha fatto la storia dell’Acireale Calcio contribuendo dalla stagione 1987/88 a portarlo dalla Serie D alla Serie C1, precedendo la storica promozione in Serie B nel 1992/1993, grazie anche alla guida del tecnico Giuseppe Papadopulo. Anche con quest’ultimo ho avuto un rapporto incredibile, sia con lui che con la moglie e i figli. In quel periodo ho conosciuto delle persone che hanno apprezzato ciò che ho fatto, perché anche allora ero molto vicino alla squadra”.

Qual è stata l’emozione più forte che hai provato in questa lunga esperienza?

Sicuramente il 14 Giugno 1994: lo spareggio salvezza di Salerno dove battemmo il Pisa ai calci di rigore e salvammo, per un’altra stagione, la Serie B, oltre a tutti i campionati vincenti disputati sul finire degli anni 80 e inizio dei 90. Acireale era un continuo scampanellio di clacson, di trombe e sventolio di bandiere. Vorrei tornassero quei momenti per le giovani generazioni. Un’emozione forte è stata anche durante uno dei miei primi campionati con l’Acireale, nel periodo della dirigenza Fasone: una sera mi chiamò l’allora capitano della squadra Peppe Savanarola, dicendomi che doveva darmi una cosa. Ricordo che era un sabato sera e che ci siamo visti a casa sua. L’ho subito ringraziato perché pensavo mi avesse regalato la sua maglia, ma in realtà era qualcosa di più: mi spiegava che la sua sarebbe stata troppo scontata. Complice Nando Fasone per la stampa riportata sopra la maglia, era sì la maglia dell’Acireale, ma con la scritta “DARIO SPINA” e il numero 1 perché, riferito da Peppe, per lui e per tutti i suoi compagni ero stato considerato un numero 1 per il modo in cui mi prendevo cura di loro. Ma non mi è mai sembrato di avere fatto qualcosa di così speciale per meritarlo. Il mio tempo è sempre stato pochissimo e non ero sempre presente. Questa, in ogni caso, è stata per me una grandissima soddisfazione e un segno di stima, affetto e riconoscenza per tutto quello che si fa gratuitamente: ho sempre fatto tutto senza compenso e da collaboratore volontario, solo ed esclusivamente per la passione e per l’amore che ho per questi colori. Credo che le persone percepiscano questa gratuità sia nell’affetto che nell’elargire sentimenti buoni, conciliativi e di enorme disponibilità”.

Cosa rappresenta per te l’Acireale Calcio in poche parole?

“Rappresenta un’identità, una passione, un qualcosa che è andata, sempre, aldilà di chi gestisce la società e dei presidenti. Per me è un amore che parte da lontano, per i colori, per questo colore granata che mi ha stregato il cuore: io sono sempre e solo per i colori, la mia passione più grande. Gli uomini cambiano nel tempo, i colori restano”.

Cosa auguri al nuovo Acireale per la stagione che sta per iniziare?

“Con l’Avvocato Pennisi ci conosciamo da una vita. Ho conosciuto da vicino il Dott. Davide Raciti, ovvero il nuovo direttore generale, e posso dire che è una persona a modo, molto competente e garbata che sposa i miei stessi principi e valori. Lucio Tosto, il direttore operativo, e Beppe Savanarola, il direttore sportivo, non hanno bisogno di presentazioni, così come Cirino Massimino, team manager, che è stato pure mio cliente qualche anno fa. Lo staff tecnico, con a capo il mister Foti, mi sembra di ottima qualità. Le premesse per fare bene ci sono tutte. Poi sarà il campo a dare il responso definitivo. Gli ultimi due anni sono stati devastanti per me, perché la conflittualità esasperata che c’è stata ha fatto male un po’ anche al mio animo e alla mia voglia di andare al campo e di vedere un calcio inclusivo, sereno e privo di veleni. Purtroppo le componenti erano frammentate: adesso auspico che per questo nuovo corso ci sia unione e che si possa tornare al campo sorridendo, in modo che le componenti possano diventare un tutt’uno per far crescere questo Acireale e portarlo dove merita. Ci tengo a dire anche che farò l’abbonamento per la nuova stagione a prescindere da una chiamata o meno del nuovo Acireale Calcio: si tratta per me di un atto d’amore che ho fatto ogni anno per dare un esempio concreto”.

Intervista e articolo di Orazio Musmeci