Aci Catena : 1480 giorni dopo: la caduta dell’amministrazione Ferro

Sono trascorsi 1480 giorni da quel giorno in cui Margherita Ferro venne eletta sindaca di Aci Catena. Ieri, con il voto di sfiducia in Consiglio comunale, si è chiusa ufficialmente una delle esperienze amministrative più discusse degli ultimi anni.

Sono stati 1480 giorni in cui il termine “donna” è debordato in ogni discorso pubblico. Donna come simbolo di cambiamento, donna come rivincita, donna come valore aggiunto, donna come bandiera, donna come esempio, donna come slogan. Un richiamo costante all’identità, alla rappresentanza, alla rottura con il passato.

Molto meno presente, invece, è sembrata la parola “fatti”.

Perché al di là dei proclami, degli annunci, delle conferenze, delle inaugurazioni e delle promesse, Aci Catena si ritrova oggi con una lunga lista di problemi rimasti irrisolti. In alcuni casi si sono persino aggravati, trasformandosi in emergenze croniche.

Dall’annosa questione dei rifiuti ai rubinetti rimasti spesso a secco. Dal dissesto finanziario che continua a gravare sul futuro dell’ente agli incendi dell’estate 2023, fino allo scandalo del cimitero che ha profondamente scosso la comunità. Vicende diverse tra loro, ma accomunate da una città che ha continuato a chiedere risposte senza trovarne di sufficienti.

Nel mezzo ci sono stati anche gli episodi destinati a far discutere più dell’ordinaria amministrazione: la presenza di Raul Bova, gli eventi organizzati a Palazzo della Cultura, momenti che hanno acceso i riflettori mediatici ma che difficilmente hanno cambiato la quotidianità dei cittadini.

Emblematica anche l’instabilità politica. In 1480 giorni si sono alternati 16 assessori, alcuni dei quali rimasti in carica appena pochi mesi. Un continuo rimpasto che non ha mai consentito di costruire una squadra stabile e riconoscibile. Nessuno, alla fine, è riuscito davvero a emergere o a lasciare un’impronta significativa in un contesto già estremamente complesso.

La sfiducia di ieri rappresenta il punto finale di questo percorso.

È giusto che, agli occhi della città, abbia pagato soltanto il sindaco? Probabilmente no.

Un’amministrazione è fatta di assessori, consiglieri, maggioranza, dirigenti e responsabilità condivise. Sarebbe semplicistico attribuire tutto il peso del fallimento a una sola persona, ignorando chi in questi quattro anni ha partecipato alle scelte politiche e amministrative.

Ma la politica funziona così. Il sindaco è il volto dell’amministrazione, quello che raccoglie gli applausi quando le cose vanno bene e le critiche quando vanno male. E quando gli equilibri si rompono, spesso sono gli stessi alleati a presentare il conto.

Per governare non bastano gli slogan, né i simboli. Servono visione, capacità amministrativa, equilibrio politico e risultati concreti.

Aci Catena oggi riparte da una certezza: quattro anni dopo quella promessa di cambiamento, la città si ritrova con problemi ancora aperti, una profonda crisi politica e la necessità, ancora una volta, di ricominciare.