Kurt Elling, i superpoteri dell’anima: molto più di una voce straordinaria.

Articolo di Giorgia Crimi

Quest’anno il Sicilia Jazz Festival, nato a Palermo con la consulenza artistica e tecnica della Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group, giunto alla sesta edizione, è uscito dai confini del capoluogo per approdare a Catania. Varcando quelle che, per noi siciliani, sembrano ormai le moderne “Colonne d’Ercole” di un’isola dove spostarsi è sempre più complicato, ma dove la cultura continua a vivere grazie all’ostinazione e alla creatività di chi la costruisce ogni giorno, il festival ha portato alla Villa Bellini uno dei concerti più attesi dell’intera rassegna.

Sul palco, l’8 luglio, è salito Kurt Elling, accompagnato dall’Orchestra Jazz Siciliana diretta da Angelo Valori. Elling è considerato la più autorevole voce maschile del jazz contemporaneo. Il Guardian lo ha definito una specie di Sinatra con i superpoteri e, dopo aver trascorso una buona mezz’ora con lui prima del concerto, credo di aver capito quali siano davvero quei superpoteri.

Certo, c’è una tecnica vocale fuori dal comune ed un estro creativo incredibile nelle improvvisazioni vocali. Ma è la sua profondità umana a colpire ancora di più. Dietro l’artista pluripremiato c’è un uomo che parla di musica come di una missione, che misura il successo non con la fama, ma con la capacità di diventare ogni giorno una persona migliore, e che alla domanda su cosa voglia ancora diventare “da grande” risponde semplicemente: «Vorrei diventare saggio.»

Con questo spirito ho voluto incontrarlo. Non soltanto per intervistare uno dei più grandi cantanti jazz del nostro tempo, ma per conoscere la persona che si nasconde dietro quella voce. E, da avvocato che si occupa di diritto d’autore, anche per soddisfare qualche curiosità sul suo modo di vivere la creatività e la tutela delle opere.

Ad accompagnarmi in questa conversazione c’era il pianista e compositore siciliano Rosario Di Leo, profondo conoscitore della musica di Elling. Il suo supporto amichevole è stato prezioso, non solo per darmi una mano con l’inglese, ma anche per stemperare l’emozione di trovarmi davanti a uno degli artisti che più hanno segnato il jazz degli ultimi decenni.

Quella che segue è una conversazione riportata quasi integralmente, con minimi interventi di adattamento per renderla più scorrevole in italiano. Ho scelto di lasciare spazio soprattutto alle sue parole, perché raccontano Kurt Elling molto meglio di qualsiasi presentazione.

Giorgia Crimi:
Partiamo dall’inizio. Ai bambini viene spesso chiesto: “Che cosa vuoi fare da grande?”. Cantare era già il tuo sogno quando eri bambino?

Kurt Elling:
No, perché cantavo già. Mio padre era un Kapellmeister (direttore musicale di chiesa), quindi non ricordo un momento della mia vita in cui non cantassi. E proprio perché lo facevo continuamente, non dovevo sognare che un giorno, forse, avrei cantato: lo stavo già facendo. Crescendo è diventato chiaro che è piuttosto raro riuscire a vivere facendo il cantante a tempo pieno, ma io non ci pensavo molto. Pensavo semplicemente che avrei continuato a farlo.

Rosario Di Leo:
Lo hai fatto.

Kurt Elling:
Sì, esatto. Ho solo continuato, Yeah!

Giorgia Crimi:
Perché il canto e non uno strumento?

Kurt Elling:
Perché, come dicevo, io potevo già ottenere un suono che mi piaceva. Già potevo contribuire. Già potevo cantare armonie e inventare nuove linee, sai. Noi facevamo molte cose, io provenivo dai luterani tedeschi, quindi cantavamo spesso alcuni dei mottetti di Bach.

Rosario Di Leo:
Mi pare di aver letto che hai anche studiato violino…

Kurt Elling:
Sì, un po’. Ma non riuscivo mai a tirarne fuori un suono che mi soddisfacesse. Con la voce invece tutto sembrava naturale. Perciò non è stata davvero una scelta: stavo già cantando.

Rosario Di Leo:

Capisco. Tipico.

Kurt Elling:

Gli americani, pragmaticamente, semplicemente “fanno”. Non ci pensano. Col tempo, sai.. “Dovrei pensare di più.. Dovrei pensare di più”. L’America dovrebbe pensare di più prima di agire.

Giorgia Crimi:
Io invece ho deciso di diventare una cantante perché ero una pessima pianista! (ridono tutti). Kurt, hai mai avuto un momento in cui hai pensato: “Se domani questa carriera non funziona, andrò a lavorare in banca”?

Kurt Elling:
In realtà è successo il contrario. Frequentavo un corso di laurea magistrale in Filosofia della Religione. Come dicevo, mio padre era Kapellmeister. C’era la chiesa e la mia famiglia, inclusi i miei cugini. Nove cugini pastori luterani, mio cognato è pastore… tutti erano convinti che sarei stato io il prossimo.

Giorgia Crimi:
Quindi tanta fede…

Kurt Elling:
Sì, molta fede e molta chiesa. Era davvero il “family business”. Anche mio nonno era un pastore luterano. Ma io sentivo che quella non era la mia strada. Non sapevo ancora quale fosse, ma sapevo che non era quella. E sono andato da un’altra parte.

Quand’ero all’Università per il dottorato, cercavo di capire cosa pensassi davvero del mondo. Volevo conoscere le idee delle persone più intelligenti della storia, per costruirmi una mia visione e non limitarmi ad accettare ciò che mi era stato trasmesso.

Quando terminai gli studi ero completamente al verde. Non avevo un lavoro, non avevo soldi, non avevo nulla da perdere. La domanda è stata l’opposto di quello che mi hai chiesto. Mi sono chiesto: “cosa ho da perdere? Io non ho nulla. Quindi, farò tutto quello che posso per questo”.

E poi, circa tre anni dopo, ho firmato con la Blue Note, ho avuto un lavoro ed è andata!

Rosario Di Leo:
“The Messenger” era il secondo album?

Kurt Elling:
Credo di sì.

Rosario Di Leo:
Il primo era “Close Your Eyes”.

Kurt Elling:
Esatto.

Giorgia Crimi:
Secondo te il successo ha un prezzo?

Kurt Elling:
Naturalmente sì.

Ogni singolo percorso che una persona intraprende ha un costo. Se scegli di fare quello che ami, ci sarà un costo. Se scegli di amare qualcosa al di fuori del tuo lavoro, e il lavoro è solo lì per sostenere ciò che ami, ci sarà un costo. Se hai successo, ci sarà un costo. Fa parte dell’essere vivi.

Vivere implica dei costi. La vita comporta sempre costi e benefici.

A volte quel prezzo può essere molto difficile da pagare.

L’unica cosa che posso fare è cercare di essere ciò che credo di essere venuto al mondo per essere e fare. Poi accettare il prezzo che questo comporta, abbracciarlo e dare il meglio di me.

Rosario Di Leo:

Per me è come una missione. La musica è come una missione. Penso che per te sia lo stesso.

Kurt Elling:

Si, proprio così. Io sono qui per fare questo.

Giorgia Crimi:
Oltre alla tua straordinaria voce, sei conosciuto anche per la tua maestria nel vocalese. Vorrei farti una domanda dal mio punto di vista di avvocato esperto in diritto d’autore.

Poiché il vocalese è un’elaborazione di un’opera preesistente, hai mai avuto problemi con gli autori originali o con gli editori?

Kurt Elling:
Solo quando scrivi un testo sulla melodia originale di un brano.

Se invece scrivi un testo su un assolo improvvisato, non devi chiedere alcun permesso, perché quell’assolo è stato improvvisato.

Giorgia Crimi:
Ad esempio La Vie en Rose?

Kurt Elling:
Esatto.

Se canto La Vie en Rose e poi canto testi aggiuntivi, va bene, purché i proprietari di La Vie en Rose ricevano i diritti e compensi che gli spettano.

Giorgia Crimi:
E tu riesci a tutelare il tuo testo?

Kurt Elling:
A volte sì, a volte no.

Forse la gente pensa semplicemente: “Ah sì, quello l’ha scritto sicuramente lui”, anche senza vedere il mio nome.

E va bene così.

Naturalmente voglio guadagnarmi da vivere, ma la cosa più importante è il lavoro, è riuscire a portarlo a termine nel modo migliore.

Rosario Di Leo:
Quindi, se scrivi un testo su un assolo di qualcun altro, quell’assolo non è protetto dal diritto d’autore?

Kurt Elling:
No. Ciò che è protetta è la melodia scritta.

Se invece scrivo un testo sulla melodia originale, allora contatto l’autore.

Giorgia Crimi:
Quindi, per esempio…

Kurt Elling:
…Keith Jarrett, Toots Thielemans o chiunque altro.

Scrivo loro e chiedo:

“Va bene se faccio questa elaborazione?”

Loro leggono il testo e rispondono sì oppure no.

Sono stato molto fortunato: quasi tutti mi hanno sempre detto sì.

Perfino Alice Coltrane.

Quando scrissi il testo di Resolution, dovetti infatti adattarlo sia alla melodia sia al solo, e quindi avevo bisogno della sua autorizzazione.

Le inviai il testo.

Lei mi rispose:

“Il tuo testo parla di Dio, e la prima parola che pronunci è proprio ‘Dio’. Puoi registrarlo.”

Da allora non ho più avuto problemi con nessuno.

È stato bellissimo.

Le sono profondamente grato.

Giorgia Crimi:

Oggi l’industria musicale è molto più competitiva e complessa rispetto al passato.

Eppure tanti giovani musicisti — e anche musicisti più maturi — continuano a dedicare la propria vita al jazz.

Quali sono i tre consigli più importanti che daresti a chi vuole davvero costruire una carriera in questa professione?

Kurt Elling:
Prima di tutto devi volerlo davvero.

Qualunque sia l’idea che hai nella tua mente in questa vita, sappi che sarà diversa.

Forse assomiglierà a ciò che immagini, ma sarà comunque diversa, perché nessuno può prevedere quello che accadrà.

Ricordo quando ero felicissimo perché avevo sei concerti in un mese a Chicago.

Mi sembrava di aver conquistato il mondo.

Pensavo:

“Guardatemi! Ho sei concerti! Riesco a pagare l’affitto! Ho una band!”

Mi sentivo il re del mondo.

Se riesci a essere felice anche con questo, e a dirti:

“Farò la migliore musica possibile in qualsiasi contesto mi trovi…”

…allora sei sulla strada giusta”.

E poi fissa il tuo traguardo molto lontano.

Io dico sempre ai miei studenti:

“Canterò le mie note migliori quando avrò settanta o ottant’anni.”

Solo allora avrò davvero tutte le storie da raccontare.

Nel frattempo, accumuli esperienza, cresci, costruisci qualcosa, impari.

Rosario Di Leo:
Quindi il messaggio è: avere fiducia in ciò in cui credi?

Kurt Elling:
Devi avere l’autodisciplina che il tuo sogno richiede per diventare realtà.

E soprattutto devi accogliere quello che la vita ti offre davvero, non quello che la tua fantasia immagina.

Tu puoi suonare magnificamente qui, in Sicilia.

Ed eccoti qui.

Rosario Di Leo:
Sì, certo. Magari uno sogna Parigi o New York…

Kurt Elling:
Esatto.

Ma dimmi:

uno di noi due è Herbie Hancock?

Oppure Miles Davis?

No.

E non importa.

Io voglio essere me stesso.

Tu vuoi essere la migliore versione di te stesso.

Tutto il resto è un po’ infantile.

Bisogna desiderare soltanto di diventare il fiore più bello che ciascuno di noi può diventare.

Rosario Di Leo:
Perché non hai mai cantato l’opera?

Hai mai interpretato delle arie?

Kurt Elling:
Le melodie dell’opera sono meravigliose.

Ma quel linguaggio richiede una preparazione estremamente specifica.

Intervistatore:
Però hai cantato musical di Broadway…

Kurt Elling:
Sì, ma è completamente diverso.

Cantare l’opera è un’altra disciplina.

Intervistatore:
Secondo me tu potresti cantare qualunque cosa.

Kurt Elling (sorridendo):
Sei troppo gentile.

Giorgia Crimi:
L’ultima domanda.

Siamo partiti chiedendoti cosa volessi fare da grande.

Allora ti chiedo: che cosa vuoi ancora diventare da grande?

Kurt Elling:
Vorrei diventare… saggio.

Giorgia Crimi:
Saggio?

Che cosa intendi?

Kurt Elling:
Sì.

Vorrei essere una persona saggia.

Perché, se sei saggio, sai come trattare ogni persona.

Sai come trattare te stesso.

Sai come affrontare ogni giornata.

E sai come trattare i problemi, e come trattare la gioia, e abbracciarla, ed essere innamorato. Quando penso alla saggezza penso alla capacità di capire, in ogni momento, quale sia la cosa migliore che una persona possa fare per il bene più grande.

Questo è ciò che vorrei diventare.


Quando ho preparato questa intervista pensavo di incontrare uno dei più grandi cantanti jazz del nostro tempo. Me ne sono andata con qualcosa in più. Ho incontrato un artista che considera la musica una missione, il successo un prezzo da accettare e la saggezza un traguardo più importante della fama. Forse è proprio questo il suo vero superpotere: usare la musica non solo per emozionare, ma per lasciare un segno nelle persone. Anch’io, da grande, vorrei diventare saggia!