Manuale semiserio per donne che continuano a incontrare uomini emotivamente disponibili solo a giorni alterni
articolo di: Giorgia Crimi

Non so se siano tutti o solo gli uomini che incontro io.
Ma, a giudicare da quello che raccontano le mie amiche, da quello che ascolto in giro e da quello che leggo su serissimi articoli scientifici, temo che il problema sia piuttosto generalizzato.
Il che, naturalmente, non consola.
Sono ancora qui. A incontrarlo.
Ci piaceremo. Staremo bene. Parleremo per ore, rideremo delle cose stupide, ci racconteremo quelle storie quotidiane che diventano interessanti solo quando le racconti alla persona giusta. Ci saranno i baci, magari anche parecchi.
E poi, inevitabilmente, arriverà il terzo incomodo, l’ostacolo insuperabile, immodificabile e granitico: lei, la fidanzata (anche se a distanza e a intermittenza).
A quel punto io tornerò a casa. Di nuovo.
A ben guardare, il primo a comportarsi così era stato Terence. Anche lui faceva il tira e molla con Candy Candy. Ma, va detto, Terence aveva una giustificazione: un debito di riconoscenza nei confronti di una ragazza su una sedia a rotelle.
Ma qui non abbiamo neanche la disabilità!!!E allora la domanda è inevitabile: il problema di chi è?
Mio, che scelgo sempre soggetti sbagliati o loro che non sono in grado di scegliere? Perché secondo la legge dell’attrazione dovrebbe funzionare così: attrai ciò che meriti.
Perdinci!
Ma io, esattamente, cosa avrei fatto di male finora?
Sono indipendente. Intelligente. E – così mi dicono – anche piuttosto avvenente. Il tutto con quella leggerezza ostentata che, a volte, mi fa pensare di poter prendere il volo… (Si, solo ostentata, dentro i miei neuroni gridano “alle armi!!!”).
Eppure non basta.
E poi, diciamoci la verità: io sarò pure costretta ogni volta a chiudere e ricominciare. Ma anche per loro… non deve essere una fatica, no?
Ogni volta una nuova.
Il primo appuntamento. La conoscenza. Le domande. La biografia sentimentale. Gli interessi. I gusti. Le aspettative.
E si comincia da capo..
Avranno mica un test standardizzato con attribuzione automatica del punteggio per fare prima?
“Donna, 50 anni. Indipendente: +2.
Intelligente: +3.
Ironica: +4.
Ha delle opinioni: -7.
Non accetta relazioni a metà: eliminare dal database”.
E poi arriva il capitolo “intimità”, questa sconosciuta.
E beh, si perché diciamocelo… da giovani era una competizione sportiva…. Ma da grandi…. Le articolazioni iniziano a peggiorare, la schiena, quel dolore cervicale.. “l’uso prolungato del pc, sai?”.
Ma non è meglio dedicarsi alla poesia, alla letteratura e alla musica?
Perché diciamocelo: con una donna che già conosci, con cui hai preso confidenza, a cui piaci, con cui sai come stare, dovrebbe esserci anche meno ansia e tutto dovrebbe andare meglio…
E invece niente.
Ma che cos’è successo? Cosa vi ha reso così refrattari alle relazioni? Ho detto relazione? Cambio termine. Rapporto. Anche questa non va bene.. legame? connessione prolungata? Mi sa che ho esaurito i sinonimi…
Ma insomma cosa? L’esposizione ai social? L’eccesso di offerta? Le app di dating?
La sovrastimolazione? Il buco nell’ozono? Il covid? (prima ogni cosa era riferita al buco dell’ozono, ora anche il covid e/o i vaccini hanno la loro potenziale parte di responsabilità).
È stato l’algoritmo che vi ha convinto che, se una donna non vi interessa più dopo tre giorni, ce ne sarà immediatamente un’altra disponibile nella schermata successiva?
O forse è semplicemente diventata insopportabile l’idea di fermarsi abbastanza a lungo da conoscere davvero qualcuno?
Oggi ci sono.
Domani, chissà.
E mentre si pronunciano queste parole, in sottofondo risuona la canzone di Julio Iglesias “la valigia sul letto prima di un lungo viaggio”, che ricorda quei “maschioni” anni 70, baffi e petto villoso che “se un uomo tradisce, tradisce a metà – per cinque minuti e non eri più qua”.
Ma qui oggi non c’è neanche cosa/come/chi tradire: non ci sono gli estremi di una “storia”, perché cambiando canzone, “la festa è appena cominciata è già finita”.
E qui arriviamo al mio punto preferito: fate corsi di leadership, parlate di strategie, gestione del tempo, negoziazione, problem solving per poi non conoscere le più elementari regole della buona educazione sentimentale.
Per esempio: se hai voglia di vedere una persona, glielo dici.
Se invece non hai voglia di vederla e cambi programma, glielo dici. Magari non lasciandola attendere una risposta al suo messaggio per una giornata intera. Ecco.
Se hai una fidanzata, poi, possibilmente lo dici prima di baciarne un’altra.
Non mi sembra una materia da master.
È persino più facile del parcheggio in doppia fila. E noi in Sicilia siamo esperti della materia.
Poi c’è questa nuova, interessantissima categoria: il fast food delle patate.
In senso rigorosamente metaforico, naturalmente, una sineddoche moderna.
La possibilità di avere qualcosa di buono, immediato, disponibile e possibilmente senza impegno, purché nessuno faccia troppe domande e soprattutto non pretenda di sapere dove si sta andando.
Su questo, però, preferisco non pronunciarmi, in particolare sul comportamento femminile che merita tutto un capitolo a parte.
Perché quello riguarda il vizio originario di autostima che mi sa sia imputabile ad Eva. La quale sembrava molto disinvolta, ma poi faceva esporre sempre gli altri (leggasi la storia della mela che non ha avuto il coraggio di raccogliere da sola).
E infatti lo rimando a un prossimo intervento.
Ma davvero abbiamo tutti così paura di scegliere? (Scelgo il plurale majestatis solo per fare sentire i maschietti meno soli, diciamo per solidarietà).
Perché io non credo che il problema sia trovare qualcuno.
Quello, ormai, sembra quasi un servizio pubblico. Ci sono i supermercati: le app di dating!
Il problema è trovare qualcuno che, quando finalmente ti incontra, non abbia già un piede fuori dalla porta.
Qualcuno che non ti dica: “Mi piaci molto, però…”
Perché dopo quel “però” può esserci una fidanzata a distanza, un ex irrisolto, una paura dell’intimità, un trauma infantile, i segni zodiacali incompatibili o semplicemente la voglia di tenersi tutte le porte aperte.
Ma il risultato non cambia.
Tu resti lì, con il tuo spritz in mano – che suona già meglio del cerino – a chiederti se per caso non sia arrivato il momento di smettere di frequentare uomini che hanno bisogno di un calendario condiviso per decidere se possono vederti (per “condiviso” ovviamente intendo con la fidanzata a distanza, immaginaria o reale che sia).
E allora, oh uomini dei miei sogni, facciamo un patto.
Che non ci succeda mai di avere così tanto bisogno di qualcuno da accettare di essere la sua opzione.
Perché quella sera, al posto dell’aperitivo romantico, per parte mia, ci sarà sicuramente l’aperitivo aziendale. Ed io sono una free lance, non lavoro per nessuno.
Così, tanto per capirci.
To be continued…
