Daniele Garozzo, da Acireale al tetto del mondo: una questione di cuore

Articolo di Orazio Musmeci

Un campione è tale non solo per i successi che ottiene, ma anche per i valori che rappresenta e trasmette: uno dei punti di riferimento a livello sportivo per Acireale è Daniele Garozzo, che ha onorato la città con le sue grandi vittorie nella scherma fra Olimpiadi, Mondiali ed Europei. Ho avuto il piacere di intervistarlo e di fargli qualche domanda sulla sua storia personale fra passato, presente e futuro. Dalle sue risposte emerge un messaggio molto significativo e che fa riflettere, incarnando pienamente il suo modo di intendere la vita: una vera e propria questione di cuore.

Sei cresciuto ad Acireale e il tuo legame con questa città è sempre molto forte: cosa rappresenta per te?

“Sono molto legato ad Acireale e a tutta una fase della mia vita spesa in una città meravigliosa e che mi manca moltissimo, a partire dagli amici e dagli affetti familiari. Sono stati anni meravigliosi, ho vissuto i primi 18 anni della mia vita in una realtà bellissima e che mi ha cresciuto sportivamente: ho iniziato a praticare scherma in un garage di Via Kennedy, per poi passare nel Club Scherma Acireale di Via delle Terme. A volte sento malinconicamente la voglia di tornare a casa”.

Proprio ad Acireale è nata la tua passione per la scherma, insieme a tuo fratello Enrico: come hai scelto questo sport?

“Un po’ per casualità, ma tutto parte da Sebastiano Manzoni e dalla sua famiglia, in particolare dallo storico maestro della scherma acese Raffaele Manzoni. Successivamente mi ha seguito il maestro Mimmo Patti, con cui ho fatto grandissime cose nel Club Scherma Acireale. Per me è stato un bellissimo percorso e averlo condiviso con mio fratello è stato fantastico, perché mi ha permesso di confrontarmi con una persona che mi capiva in ogni difficoltà”.

Nello sport si dice: “O si vince o si impara”. Hai vinto moltissimo nella tua carriera e realizzato grandi sogni, ma quale è stata la sconfitta da cui hai imparato di più?

“Ce ne sono state tantissime. Se dovessi sceglierne una direi quella del Mondiale di Milano 2023: è stata una bruttissima edizione per me, sia a livello individuale che di squadra. Sicuramente è la gara che mi ha dato maggiori rimpianti, ma che comunque mi ha insegnato tanto: soprattutto che a qualsiasi età e dopo aver raggiunto qualsiasi risultato bisogna sempre rimettersi in gioco e dimenticare i successi per ripartire immediatamente con la stessa fame ed attenzione”.

Parallelamente alla tua carriera hai intrapreso un percorso di studio e nel 2022 ti sei laureato in medicina: quali difficoltà e quali soddisfazioni hai provato nell’essere uno studente-atleta?

“Tantissime difficoltà, perché in Italia è complicato pensare alla doppia carriera da studente-atleta come viene intesa a livello anglosassone. Sicuramente è un mondo che deve crescere, nonostante i piccoli miglioramenti. Ho avuto varie peripezie, ma con grande sacrificio e organizzazione da parte mia e della mia famiglia abbiamo raggiunto questo traguardo”.

Nel 2024 hai annunciato il ritiro perché il tuo cuore si è “infortunato”, ma hai continuato a far parte del mondo della scherma e ti sei dedicato alla sensibilizzazione su problematiche cardiache: quali risultati sono stati ottenuti e in cosa si può migliorare?

“Per me è stato un momento molto complicato ma l’ho superato bene e adesso faccio il Vicepresidente Vicario della Federazione e anche il medico aritmologo all’ospedale Bambin Gesù. Fortunatamente in Italia c’è molta attenzione sul tema: in altri Paesi la prevenzione cardiologica è molto scarsa. Da noi grazie alla visita di certificazione medico-sportiva si ottiene un bassissimo tasso di patologie non intercettate, presenti nella maggior parte dei casi nei bambini che non fanno sport. Sicuramente si deve far conoscere il tema e continuarne la divulgazione, bisogna dare la possibilità a chi ha una patologia cardiaca di poter fare sport in sicurezza”.

La scherma resterà sempre per te una questione di cuore: cosa ti auguri per il futuro di questo sport?

“Mi auguro che cresca ancora di più dal punto di vista numerico, che sia uno sport presente non solo alle Olimpiadi ma più spesso nelle case degli italiani perché ha regalato tantissime soddisfazioni al nostro Paese e merita attenzione, rispetto e affetto”.