Cronaca antropologica di una giornata di Agosto, in spiaggia, al Sud

Articolo di Giorgia Crimi

È inutile. Tanti programmi, tante promesse.

«No, quest’anno parto a giugno. Non mi lascio incastrare… Prezzi modici, poca gente, meno caldo…»

E invece eccomi qui, ad agosto, su una spiaggia affollata, accaldata e sudata.

Ma almeno vediamo di rispettare un po’ di regole: «domani sveglia alle 7:30, colazione, alle 9 siamo in spiaggia».

Infatti.. alle 11, sotto il classico picco del sole, arriviamo in spiaggia.

Una stupenda distesa di sabbia… e umanità!

Lido? Ma no!!

Io sono indefessa e stoica: il mare va vissuto nella sua autenticità, un po’ come le persone.

Troviamo una striscetta di spiaggia. Tra un corpo e l’altro..

Ecco, magari non troppo arroccata tra le dune e sufficientemente lontana dal mare, per non essere trascinata via, modello tsunami, dalle onde.

Il tema ora è piazzare l’ombrellone.

E non è facile!

Anzi, si tratta proprio di una delle residue attività che Madre Natura ha in realtà riservato agli uomini, sessismo e gender gap a parte, insieme alla manutenzione dell’auto.

Ma che sarà mai!

«Dai, ci provo io.»

Sta tutto nella mossa iniziale: conficchiamolo nel terreno, modello carotaggio e/o trivella per perforazione petrolifera, una botta secca: zzza!

Eh..

Ma l’ombrellone è senza punta. Un po’ come avere un’arma scarica. La punta l’ha persa l’anno scorso, tra le pietre della Baia del Tono, a Milazzo e non è più ricresciuta..

La sabbia poi non è proprio morbida.

Non fanno più le spiagge di una volta! Altro che sabbie mobili.. Queste sabbie moderne!

Così inizio a scavare con il fusto dell’ombrellone. Poi con le mani. Poi a quattro zampe.

Dopo quindici minuti, sono già squagliata, sciolta dal sole, modello calippo abbandonato, sotto gli occhi curiosi degli astanti, che stranamente trattengono qualsiasi commento, al contrario di quando incrociano una donna al volante che deve parcheggiare..

Puoi avere la patente da venticinque anni ed essere al terzo rinnovo, ma per un uomo è irresistibile: ti deve spiegare come girare il volante a destra e a sinistra e poi di nuovo a destra.. per insinuarti nel vano parcheggio.

“Bene così!”.

Sempre sessismo a parte, tra gli sguardi dei vicini di ombrellone (si fa per dire..), evidentemente troppo accaldati per intervenire, decido di “rompere le righe” e autorizzare le mie figlie a fare il bagno.

Alla fine, maturo l’idea di piazzare due “massi”, accidentalmente trovati nelle vicinanze, in modo strategico intorno all’ombrellone medesimo, modello brace da campeggio, sperando sia stratagemma sufficiente a trattenerlo dal volo libero.

Anche perché il ruolo di Mary Poppins lungo il litorale ionico non mi si addice davvero.

Adesso mi posso rilassare!

C’è anche un tocco vintage: una gradevole radiolina accanto a me, da cui una signora ascolta:

«No, quest’anno al mare non andrò con te, sulla spiaggia…»

Mi riporta romanticamente all’atmosfera di un film degli anni ’60.

Peccato che il nipotino infratredicenne – capello scolpito, merendine addicted – emerga bruscamente dalle acque per un tempestivo rimpiazzo con un brano reggaeton.

Amen.

Odore di cocco misto a pasta al forno.

Le mie figlie che litigano.

La mail del cliente:

«So che è in vacanza, ma possiamo sentirci urgentemente nel pomeriggio?»

Una bambina sfreccia tra le urla, sollevando schizzi di sabbia.

Ma finalmente riesco a tirarmi fuori dai vestiti e a guadagnare la spiaggia.

Fa caldo.

E che caldo appiccicoso..

Ma io non riesco più a tuffarmi così come un tempo, modello “Baywatch” (la serie, ovviamente). Non senza un ambientamento di quindici-venti minuti per gamba.

«Ma perché non ho portato la mia mezza muta da piscina?!» che poi.. sarebbe da immersione, ma io la uso in piscina..

Anche se tutti parlano di innalzamento della temperatura delle acque, io sento perennemente freddo. Ho scritto persino in qualche canzone che ho una mano sempre gelida..

Ma che bella fauna!

Mi guardo intorno nel frattempo..

La signora con il cane.

«Ma si potrà fare il bagno con il cane, “così”?»

No, oggi non sono “l’avvocato”, seppelliamo il codice sotto la sabbia..

Un altro è ben attrezzato, con canna da pesca, sedile, panza ed esca.

«Qual era il numero della Capitaneria di porto?»

Ma posso mai salvare sempre io l’Italia?!

E mentre le mie figlie saltellano e si schizzano, modello pesce volante, io sono ancora lì.

Ecco che passa l’ex giovane, tutto nero, abbronzatura sincronizzata ad un inesistente color nero mocassino della chioma, ex siciliano trapiantato a Milano, ex playboy, con tanto di sigaretta — all’elettronica lui non si è mai convertito — “collare” d’oro brillante al sole e occhiale scuro strategico.

Che però non lo esime dall’allungare l’occhio e sorridere.

«A me?! Ma grazie. Che lusinga..»

Mi tuffo.

Per modo di dire..

Faccio la mia ginnastica in acqua — e no, non mi rilasso mai — emergo giusto il tempo di sentire:

«Mamma, ho caldo… acqua! Ce ne andiamo? Ho fameeee!!»

“Ma come?”

Avevo appena sistemato l’ombrellone, dismesso i vestiti, raggiunto la temperatura, staccato il cervello…

«Ok, andiamo!»

E va bene.

Tutto sommato…

Come cantava Vasco, è stata davvero una splendida giornata d’Agosto, in spiaggia, al Sud.

O no?..