11 SETTEMBRE, 25 ANNI DOPO: IL GIORNO CHE CAMBIÒ IL MONDO

Dalle Torri Gemelle alla guerra al terrorismo, dalla sicurezza negli aeroporti alla sorveglianza digitale: un quarto di secolo dopo, l’11 settembre non è soltanto una tragedia da ricordare. È una delle fratture che hanno definito il mondo nel quale viviamo oggi.

Vent’anni, poi venticinque. Il tempo ha trasformato l’11 settembre 2001 da una ferita ancora aperta nella memoria di milioni di persone in un evento storico che le nuove generazioni conoscono sempre più attraverso immagini, documentari, racconti e libri. Eppure, quella mattina di settembre continua a rappresentare uno spartiacque: prima e dopo l’11 settembre.

Il 2001 appartiene ormai a un’altra epoca. Non esistevano ancora gli smartphone, i social network non facevano parte della vita quotidiana, l’iPhone sarebbe arrivato sei anni dopo, Facebook ancora non esisteva e il mondo occidentale viveva nell’illusione di una relativa stabilità dopo la fine della Guerra Fredda.

Poi arrivarono quattro aerei dirottati, le Torri Gemelle, il Pentagono, il volo United 93 precipitato in Pennsylvania e quasi 3.000 vittime.

Ma cosa è cambiato davvero da allora? E quanto di ciò che viviamo oggi è figlio di quella giornata?

IL PRIMO CAMBIAMENTO: LA SICUREZZA È DIVENTATA UNA PRIORITÀ ASSOLUTA

Prima dell’11 settembre, salire su un aereo era un’esperienza profondamente diversa.

I controlli aeroportuali erano meno invasivi, le procedure di sicurezza meno rigide e la possibilità che un aereo di linea potesse trasformarsi in un’arma contro un edificio sembrava quasi appartenere alla fantascienza.

Dopo gli attentati, tutto cambiò.

Negli Stati Uniti nacque la Transportation Security Administration e la sicurezza aeroportuale divenne una responsabilità federale. Vennero introdotti nuovi controlli, nuove procedure, cabine di pilotaggio rinforzate e sistemi più sofisticati per controllare passeggeri e bagagli.

Quello che oggi consideriamo normale — togliere liquidi, computer, cinture e talvolta scarpe, passare attraverso metal detector e scanner — è anche una conseguenza di quella giornata.

La sicurezza è entrata nella nostra quotidianità.

IL SECONDO CAMBIAMENTO: LA GUERRA È TORNATA AL CENTRO DELLA POLITICA OCCIDENTALE

L’11 settembre non rimase confinato a New York e Washington.

Gli Stati Uniti risposero lanciando la cosiddetta “War on Terror”, prima con l’intervento in Afghanistan contro al-Qaeda e il regime dei talebani, poi con la guerra in Iraq nel 2003.

Quello che avrebbe dovuto essere un intervento destinato a neutralizzare la minaccia terroristica si trasformò in una stagione di guerre durate decenni.

L’Afghanistan sarebbe diventato il simbolo delle cosiddette forever wars, mentre l’intervento in Iraq avrebbe prodotto conseguenze profonde e durature sull’intero Medio Oriente.

Nel 2011 Osama bin Laden venne ucciso dalle forze statunitensi in Pakistan. Ma la sua morte non significò la fine della minaccia terroristica né la fine delle conseguenze geopolitiche dell’11 settembre.

Anzi, nel tempo sarebbero emersi nuovi protagonisti, dall’ISIS alla galassia jihadista internazionale.

DAL TERRORISMO ALLA SORVEGLIANZA: IL PREZZO DELLA SICUREZZA

Uno dei cambiamenti più profondi è forse quello che si vede meno.

Dopo l’11 settembre, la lotta al terrorismo ha portato a un enorme rafforzamento dei poteri degli apparati di intelligence e sicurezza.

Negli Stati Uniti il Patriot Act ampliò considerevolmente gli strumenti investigativi del governo. Nel tempo emersero programmi di sorveglianza elettronica e raccolta massiva di dati che alimentarono un enorme dibattito sul rapporto tra sicurezza nazionale e libertà individuali.

È una delle grandi domande lasciate in eredità dall’11 settembre:

quanto siamo disposti a rinunciare alla nostra privacy per sentirci più sicuri?

Una domanda che oggi assume un significato ancora maggiore nell’epoca dell’intelligenza artificiale, del riconoscimento facciale, dei sistemi di videosorveglianza e dell’analisi automatizzata dei dati.

È CAMBIATO ANCHE IL MODO DI FARE INFORMAZIONE

C’è poi una rivoluzione meno evidente ma altrettanto importante.

L’11 settembre fu uno dei primi eventi globali vissuti praticamente in diretta dal pianeta intero.

Televisioni, satelliti e internet permisero a miliardi di persone di assistere quasi contemporaneamente alle immagini delle Torri Gemelle in fiamme.

Ma quella fu soltanto l’anticipazione di ciò che sarebbe arrivato.

Dopo il 2001 internet sarebbe diventato progressivamente il principale luogo di produzione, diffusione e consumo delle informazioni. Sarebbero arrivati Facebook, YouTube, Twitter, Instagram, TikTok e, più recentemente, l’intelligenza artificiale.

L’11 settembre contribuì quindi anche a inaugurare una nuova epoca della comunicazione globale, nella quale un evento può essere visto, commentato e reinterpretato in tempo reale da miliardi di persone.

Il problema è che alla velocità dell’informazione si è accompagnata anche la velocità della disinformazione.

È CAMBIATO IL RAPPORTO CON LA PAURA

Forse questo è il cambiamento più difficile da misurare.

Prima dell’11 settembre, per molti occidentali il terrorismo internazionale sembrava una minaccia lontana.

Dopo quella mattina, l’idea che un attentato potesse verificarsi in una grande città occidentale è entrata stabilmente nell’immaginario collettivo.

La paura ha modificato comportamenti, politiche pubbliche e percezioni sociali.

E ha avuto anche conseguenze sulle comunità musulmane occidentali, spesso costrette a confrontarsi con sospetti, discriminazioni e pregiudizi alimentati dall’associazione tra terrorismo e Islam. Gli effetti sociali di quella stagione sono ancora visibili.

E POI È CAMBIATO IL MONDO

Forse è questa la conseguenza più grande.

L’11 settembre ha spostato per anni l’attenzione strategica degli Stati Uniti e dell’Occidente verso il terrorismo e il Medio Oriente.

Secondo diverse analisi, le enormi risorse politiche, militari ed economiche impiegate nelle guerre in Afghanistan e Iraq hanno contribuito a distogliere attenzione e risorse da altri cambiamenti geopolitici, mentre la Cina cresceva economicamente e strategicamente e la Russia tornava progressivamente a sfidare l’ordine internazionale.

Il mondo del 2026 è quindi molto diverso da quello del 2001.

Non esiste più l’illusione di un’unica minaccia dominante.

Oggi convivono terrorismo, guerre tra Stati, cyberattacchi, disinformazione, droni, intelligenza artificiale, competizione tecnologica e nuove rivalità tra grandi potenze.

Il mondo non è diventato semplicemente più sicuro o più pericoloso. È diventato più complesso.

LA GENERAZIONE CHE NON RICORDA

C’è infine un cambiamento che riguarda la memoria.

Nel 2001 l’11 settembre fu vissuto direttamente da miliardi di persone.

Nel 2026 esiste già una generazione di giovani che non era ancora nata quando le Torri Gemelle crollarono.

Per loro, quell’evento è storia, non memoria personale. Lo conoscono attraverso le immagini, i racconti dei genitori, la scuola e internet.

Ed è proprio questo che rende importante il venticinquesimo anniversario.

Perché ricordare non significa soltanto ripetere ogni anno la cronaca di ciò che accadde.

Significa interrogarsi su ciò che è venuto dopo.

25 ANNI DOPO, LA DOMANDA È ANCORA APERTA

L’11 settembre ha cambiato gli aeroporti.

Ha cambiato le guerre.

Ha cambiato i servizi segreti.

Ha cambiato il rapporto tra sicurezza e privacy.

Ha cambiato il modo di fare informazione.

Ha cambiato la percezione del terrorismo.

Ha contribuito a modificare gli equilibri geopolitici.

Ha lasciato migliaia di persone con ferite fisiche e psicologiche che durano ancora oggi. Il programma sanitario dedicato alle vittime e ai soccorritori continua a seguire oltre 150.000 persone per patologie legate all’esposizione alle conseguenze degli attentati.

Ma soprattutto ha cambiato la percezione del tempo storico.

Ci sono eventi che appartengono semplicemente alla storia.

E poi ce ne sono altri che dividono la storia in due.

L’11 settembre 2001 è uno di questi.

Vent’anni fa ci si chiedeva come sarebbe cambiato il mondo.

Oggi, a 25 anni di distanza, possiamo finalmente vedere gran parte della risposta.

E forse la lezione più importante è proprio questa: gli attentati durarono poche ore. Le loro conseguenze hanno attraversato un quarto di secolo.

E non sono ancora finite……