Se il palco non c’è bisogna costruirselo: Mizzicafest, la musica che nasce dal basso e prova a restare in Sicilia

Articolo di Giorgia Crimi

Qualche giorno fa, girovagando per Instagram alla ricerca di cose interessanti, mi sono imbattuta nella presentazione di un’iniziativa particolare, con un nome molto siculo: il Mizzicafest.

Un ragazzo raccontava l’idea di un contest di musica indipendente “nel posto da cui tutti vanno via”, per di più in un paese ai piedi dell’Etna.

E siccome quando sento la parola “indipendente” unita a “musica” io non resisto, ho scritto subito, chiedendo un contatto. Quel contatto, magicamente, si è trasformato in un’intervista e nella storia che Sergio Gullotti – il “ragazzo” di cui sopra e general manager dell’evento – mi ha raccontato.

Tutto nasce dallo “Xanax”

“Sì, proprio come il farmaco!”.

Sorride al telefono mentre mi parla dello studio di registrazione che ha chiamato così e da cui è nata poi anche l’azienda di service per eventi musicali, oggi la sua principale attività professionale. Senza dimenticare che Sergio è anche laureando di primo livello in Economia.

È proprio questa attività ad avergli consentito di conoscere tanti artisti, ascoltare tanta musica e, soprattutto, maturare alcune riflessioni sulle possibili modalità per valorizzare i creativi siciliani.

La visione era chiara sin dall’inizio

“Abbiamo deciso di organizzare questo Festival… diciamo, un attimino ‘particolare’, soprattutto per quello che è Catania oggi… e di quanto la direzione fosse difficile ci siamo accorti solo in corso d’opera”.

Sì, perché quando si parla di musica indipendente – spesso abbreviata in “indie” – si parla di musica registrata, distribuita e promossa al di fuori del circuito delle major discografiche, ossia senza il supporto diretto delle grandi etichette multinazionali.

E se “indie” implica anche un certo tipo di estetica, alternativa al pop mainstream, quando parliamo di artisti che contano prevalentemente sulle proprie risorse, non è affatto semplice trovare occasioni perché questa musica riesca a raggiungere un pubblico (nonché a “sopravvivere”).

Noi puntiamo sulla musica live

“Ci siamo accorti che non esistevano a Catania festival dedicati alla musica contemporanea. A Catania non ci sono festival per i giovani con musica live. Se io oggi voglio andare a un festival ‘vero’, devo andare, ad esempio, a Mosaico, a Piazza Armerina, devo andare da Ypsigrock, a Castelbuono. Devo fare un po’ di strada….

Mosaico e Ypsigrock sono appunto due realtà molto interessanti: il primo intreccia linguaggi artistici diversi – musica, arte, cinema, gastronomia – e si svolge a Piazza Armerina; il secondo nasce a Castelbuono ed è un Festival prettamente musicale che punta sull’indie-alternative rock.

Spazio agli emergenti siciliani

Il Mizzicafest ha come focus la valorizzazione della musica “suonata” dal vivo sul palco: “musicisti che suonano strumenti… niente sequenze, niente basi”.

E l’obiettivo? Semplice: intercettare gli emergenti siciliani prima che oltrepassino inesorabilmente lo Stretto – questo topos ricorrente… – per cercare fortuna al Nord, dando loro una reale opportunità di visibilità.

Come dice Sergio, “effettivamente non si può pensare che tutta la musica live possa essere soltanto fatta a Roma e a Milano”, città che lui definisce “musicocentriche”, perché abbiamo splendide realtà anche qui.

Il “riscatto” della Sicilia

Mi cita, ad esempio, tanti artisti siciliani che hanno già raggiunto una notorietà importante, come Marco Castello, Tony Pitony e Delia, ciascuno con modalità e percorsi diversi.

La Sicilia ha quasi un riscatto nei confronti anche del panorama musicale nazionale”.

Un riscatto sulla falsariga del quale il Mizzicafest vuole collocarsi, proponendosi di essere quel palco capace di creare l’opportunità che magari manca a un artista siciliano di talento.

Sergio sostiene – e io concordo – che nel territorio catanese non esistano sufficienti spazi capaci di accogliere progetti di musica inedita.

“Quindi vuole essere un modo per dire: qua c’è il palco, qui c’è l’artista. Caro pubblico, se ti piace sostienilo, perché solo così quell’artista può anche crescere. E la stessa cosa vale un po’ per l’artista. Abbiamo creato una situazione per la quale c’è della gente a cui potresti interessare. Dai il massimo, il meglio che puoi. Questo è uno spazio per te!”.

Tutto nasce da un gruppo di amici fuori sede

“Allora… è la classica storia romantica, però effettivamente è molto vera”.

L’idea del Mizzicafest nasce tra amici, dalle chiacchiere al bar intorno a un caffè. Amici che hanno già lasciato l’Isola, ma che probabilmente, insieme a Sergio, condividono la voglia di ricostruire proprio qui qualcosa di valore.

Inutile dire che quando mi racconta che uno sta a Bologna, uno a Genova e uno a Londra mi viene in mente la barzelletta e sorrido…

Amici che lavorano all’idea da oltre un anno, incontrandosi online o durante le vacanze di rito – sottraendo tempo ai familiari… – e che, passo dopo passo, hanno messo in piedi un’intera struttura organizzativa.

Un Festival che non è un Festival

“Infatti noi siamo ‘Fest’”, sottolinea Sergio, spiegando che non è una gara, ma un momento musicale e “sociale”, di confronto e condivisione.

Nel caso di specie, siamo di fronte a un’esibizione senza gara, alla quale partecipano 20 artisti selezionati prevalentemente dal direttore artistico, Giovanni Valenti, anche attraverso il confronto con gli altri “ragazzi del Mizzicafest”, come ama definirli Sergio, analizzando il percorso di ciascuno.

La cosa che mi colpisce è che la scelta non sia caduta su artisti da migliaia di follower, ma su musicisti che si trovano in fasi molto diverse della propria carriera.

C’è Davide Shorty, che ha già una sua grande notorietà, ma anche artisti che non hanno ancora alcuna pubblicazione all’attivo.

Eppure tutti gli artisti ricevono un rimborso spese

Quando c’è un’iniziativa e le cose si vogliono davvero fare, bisogna essere disposti anche a investire personalmente. Altrimenti i sogni restano nel cassetto.

Ed è così che ha fatto Sergio.

Mi racconta che le spese sono tante e imprevedibili, nonostante stia già applicando le sue nozioni da laureando in Economia.

È indubbio, però, che allo stato attuale, salvo gli spazi messi a disposizione in convenzione dal Comune di Pedara – Centro Expo e Piazza del Popolo – tutto sia basato sugli investimenti personali del comitato organizzativo e che la principale fonte di finanziamento sia il pagamento del ticket di ingresso.

Sergio, però, ha le idee chiare: Il mondo della cultura non può essere esclusivamente finanziato con i fondi pubblici… perché la cultura non può essere fatta solo quando ci sono soldi e quando non ci sono soldi non si fa cultura, così come non si può propinare soltanto quello che non interessa alla gente”.

Fermo restando – e su questo siamo piuttosto d’accordo – che esistono meccanismi che rendono praticamente impossibile organizzare “progetti dal basso”.

Personalmente, ho la sensazione che i finanziamenti pubblici siano troppo spesso attribuiti, se non altro, senza una logica di premialità. Altrimenti, forse, il territorio sarebbe molto più ricco di idee nuove, talenti e opportunità.

Costruire una cultura musicale a Catania

Sergio sostiene che tutto il contesto catanese, e più in generale siciliano, non supporti abbastanza il consumo di musica, come invece avviene in città quali Roma, Torino e Milano, dove esiste una maggiore cultura del seguire e sostenere gli artisti.

Ci troviamo d’accordo sul fatto che tutto il contesto, pubblico e privato, non faccia abbastanza per aiutare l’innovazione.

Perché è molto più semplice ingaggiare il duo che suona musica italiana degli anni ’60, conosciuta dal pubblico che consuma l’aperitivo al tavolo, piuttosto che il cantautore che suona inediti, provando ad educare quello stesso pubblico – con il medesimo spritz in mano – a un ascolto più attento e partecipe.

O, quanto meno, alternare le due situazioni.

“Il topic è veramente enorme, potremmo stare ore a parlarne!”.

E infatti potremmo. E non dubito che lo faremo!

La “sicilianità” come prerequisito

Come anticipato, si tratta di tutti artisti siciliani, unico vero prerequisito, che si trovano però in momenti molto diversi del proprio percorso musicale.

Abbiamo Davide Shorty, che già è strafamoso nel panorama musicale, ha un booking, fa mille cose e poi… Entropy, Federico Leotta, di Pedara, trasferito a Londra”.

In generale, Sergio ci parla di artisti “emergentissimi”, che “per la prima volta escono dalla cameretta”, scelti attraverso i live o grazie a un ascolto condiviso tra i “ragazzi” del Mizzicafest.

Io riconosco tra gli ospiti il bravissimo Angelo Sul Serio, che ho conosciuto a Marearte, durante la sua esibizione con il collettivo de “La Situa”.

Con Sergio ci salutiamo con la promessa di continuare a parlare di musica e di opportunità di valorizzazione del territorio.

Il Mizzicafest sarà il 21 e 22 agosto al Centro Expo, Piazza del Popolo, Pedara, con apertura delle porte alle 16:30. Quindi, portate gli occhiali da sole…

I biglietti si trovano su DICE a questo link: https://link.dice.fm/jccd1e4446dd. È previsto anche uno sconto per gli studenti.

Con animo da cantautrice e spirito da sostenitrice, ma anche con occhio e soprattutto orecchio vigile, andrò sicuramente almeno la prima sera, per sentire che aria tira, raccontarvi le mie emozioni e farmi un’idea della situazione.

Perché è proprio questo, in fondo, che mi interessa raccontare: non soltanto gli eventi che arrivano già confezionati, ma le persone che decidono di crearli quando ancora non esistono.

Il Mizzicafest, come Marearte e altre iniziative che stanno nascendo sul territorio, racconta una Sicilia diversa: quella di giovani che non aspettano necessariamente che qualcuno arrivi a finanziare un’idea, a concedere uno spazio, a riconoscere un talento. Provano a costruirselo da soli, investendo tempo, energie e anche denaro.

Poi, naturalmente, sarà il pubblico a decidere se quel palco meritava di esserci.

Io, intanto, sono curiosa di andarci.

Perché sono queste le storie che mi piace raccontare: quelle di chi, invece di chiedersi perché qualcosa non esista, comincia a farla esistere.

E chi ha voglia di unirsi al gruppo Crimi, sa dove trovare i biglietti.