Così i giornali belgi riportano le parole degli intervenuti alla cerimonia del 70° anniversario del disastro nalla miniera di Marcinelle: “Oggi siamo riuniti qui davanti ai luoghi del Bois du Cazier, ex miniera di carbone situata a Marcinelle, per non dimenticare la catastrofe nella quale persero la vita 262 lavoratori, 262 vite spezzate brutalmente 70 anni fa.
Persone venute da 4 lati d’Europa in cerca di lavoro e dignità e che sono morte in condizioni indegne e inaccettabili l’8 agosto 1956. La catastrofe del Bois du Cazier deve essere un monito che ci ricorda che se gli interessi economici prevalgono sulla vita, saremo sempre in pericolo. E’ necessario quindi ricordarsene e reagire.
Il governo federale è sordo a questo appello e le politiche che attua sono un’offesa alla memoria delle persone morte e dei loro familiari. Le misure adottate dalla Euro-zona costituiscono una regressione perché spingono lavoratori e lavoratrici a lavorare più ore e in maniera più intensa riducendo gli interventi dei rappresentati sindacali aziendali o dei sindacati in generale.
Inoltre, non regolarizzare le lavoratrici e i lavoratori stranieri vuol dire condannarli alla precarietà e allo sfruttamento. Denunciamo quindi i governi che scelgono la repressione piuttosto che la giustizia, che preferiscono il controllo alla solidarietà, la paura alla speranza”. La sicurezza sul lavoro è un diritto fondamentale, aggiungo personalmente: non occorre indignarsi solo quando succedono le disgrazie e correre dietro agli obiettivi “zero infortuni”.
Così continuano a citare gli articolisti belgi: “La dignità umana non si baratta per il profitto economico. L’emigrazione non è una minaccia ma una ricchezza. Esigiamo il rispetto assoluto delle norme di sicurezza con dei mezzi più appropriati per il controllo del lavoro, la piena regolarizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori stranieri che lavorano in Europa, la realizzazione di politiche che favoriscano il benessere sul luogo di lavoro, con il riconoscimento dei rischi, la fine di ogni forma di discriminazione e della precarietà. Siamo qui per dire che non cederemo e che lotteremo per tenere alta la memoria delle vittime.
Vogliamo inoltre pensare alle regioni del sud che bruciano da diverse settimane, al tragico destino dei pompieri, alla sofferenza e alla morte di milioni di animali, alla distruzione di decine di migliaia di ettari di foreste . Ma anche ai governi inattivi. Le catastrofi attuali sono differenti da quelle del passato ma le vittime saranno sempre le stesse.
A tutte le famiglie e ai sopravvissuti promettiamo che il loro sforzo non sarà vano”.
La Federazione Generale del lavoro belga Charleroi & Sud-Hainaut, sindacato belga, era presente accanto ai compagni della CGIL per commemorare le 262 vittime della catastrofe. “Il nostro impegno non si limita solo alla commemorazione. La sicurezza e la salute sul lavoro, la dignità dei lavoratori e una politica migratoria più umana restano le priorità delle battaglie sindacali attuali”.
Luc Triangle, segretario generale della Confederazione sindacale internazionale, ha ricordato che i sindacalisti, prima della catastrofe, avevano avvertito che le misure di sicurezza non erano sufficienti e che potevano verificarsi degli incidenti. Ha anche aggiunto che l’Italia era rappresentata da Ignazio La Russa, presidente del Senato e seconda carica dello Stato. Cofondatore di Fratelli d’Italia, a più riprese aveva tenuto dei discorsi indulgenti nei confronti dell’eredità del fascismo mussoliniano.

La sua presenza ha scatenato indignazione a Charleroi, città antifascista e operaia, dove numerosi minatori italiani del Bois du Cazier si erano impegnati nella resistenza antifascista. Così Pestieau, segretario regionale del sindacato belga Fgtb: “Ci siamo voltati noi contro la presenza di partiti fascisti. Noi abbiamo deciso di voltargli le spalle, non gli italiani. 70 anni dopo, la sicurezza sul lavoro e l’antifascismo restano più che mai temi attuali”.
Alla commemorazione della tragedia di Marcinelle abbiamo assistito all’ennesimo cortocircuito della politica italiana ossia nostrana.
I lavoratori della CGIL erano seduti davanti e non si sono mai girati. A compiere la protesta sono stati invece i delegati del sindacato belga Fgtb, che hanno poi rivendicato direttamente il gesto per motivi legati alle dinamiche interne del loro Paese.
La risposta, dopo l’accusa al sindacato CGIL e a quanti delegati italiani erano presenti di aver voltato le spalle durante la cerimonia a Marcinelle la dà il segretario generale della CGIL Maurizio Landini: «Se un certo signor Fidanza, per far sapere che esiste, deve parlare male della CGIL, credo che abbia preso un colpo di sole. Perché la CGIL non si gira mai dall’altra parte». E poi aggiunge la stoccata finale diretta a Palazzo Chigi: «Trovo singolare che il nostro Presidente del Consiglio, con tutti i problemi che gli italiani oggi hanno, trovi il tempo di commentare delle bugie».
Resta una figuraccia imbarazzante. E a noi cittadini viene spontaneo chiedersi come sia possibile che chi ci governa prima spari sui social la reazione di pancia e poi, forse, si preoccupa di verificare se i fatti siano veri. Specialmente quando in gioco c’è il rispetto per 262 minatori caduti sul lavoro. Dobbiamo constatare allora che è pur vero che in Italia il Sistema Sanitario Nazionale è a rischio. Le prenotazioni a lungo tempo sono sicuramente la causa del perché questi nostri amministratori non sono stati messi nelle condizioni di passare visite specialistiche agli occhi. Ecco perché continuano a prendere abbagli e inciampano nelle loro uscite sempre più ridicole.
Quando la foga della propaganda supera persino la verifica elementare delle notizie, siamo sicuri che chi guida il Paese stia facendo gli interessi degli italiani o stia solo cercando l’ennesimo scontro da tifoseria ultrà?
Giuseppe Lagona
